10) Riviera Radio: unica emittente locale in lingua inglese, grazie al fatto di essere nel principato di Monaco può fottersene del protezionista legislatore transalpino che costringe le radio a trasmettere almeno il 40% di canzoni di autori francesi o francofoni (e ancora andiamo bene: in Québec la percentuale si alza al 65%). Riesce tuttavia a fottersi l'indiscusso vantaggio trasmettendo sempre le stesse cento canzoni (giuro che non è un'iperbole), quasi tutte vecchie e mai vintage. Alla terza volta che in un giorno ti tocca supparti quella lagna di Get To France di Mike Oldfield cominci a maledire il momento in cui tu hai messo piede in terra di rane.
9) Larghezza delle corsie stradali: io capisco che c'era bisogno di tanta superficie per costruire tante case per fare tanti soldi con i tanti turisti che qui arrivano. Ma dovevano proprio risicarla dalle corsie stradali? No, perché c'è appena spazio sufficiente per far passare una macchina, nemmeno troppo larga. E meno male che mi sono fatta due anni di terapia, lavorando tanto sul concetto di fiducia. Perché bisogna averne tanta nel prossimo per riuscire a farsi il lungomare di Cagnes sur Mer senza essere ossessionati dall'idea che alla guida della prossima macchina che sorpasserai c'è uno che soffre di spasmi muscolari.
8) Educazione: formali fino allo spasimo, barocchi come un tabernacolo leccese, per finire una mail devi augurarti che il destinatario sia ben disposto nell'accettare l'espressione più distinta dei tuoi sentimenti più elevati; qualunque dichiarazione meno entusiastica causerà molto probabilmente una reazione di schifata degnazione per la barbara cultura che ha formato le tue maniere. Salvo poi incontrarli sul pianerottolo: col cazzo che rispondono a un semplice "Buongiorno".
7) Traffico: "Beh, sì certo, d'estate qui è molto affollato... però, ah! Vedrete! L'inverno te la godi tutta la Costa azzurra". Cercavamo di ripetercelo tipo mantra quel giorno in cui siamo rimasti bloccati dentro Cannes e abbiamo impiegato 35 minuti per percorrere poco più di 5 chilometri. Era il 20 febbraio. Era solo un assaggio.
6) Escrementi canini: delle due l'una, o qui si sono tutti convinti dell'opportunità di aumentare il potere drenante dell'asfalto con una spalmata di cacche di cane (il tuo vicino ci mette il materiale, tu ci metti il potere spalmante), oppure il rispetto del francese medio per chi se ne fotte bellamente della cosa comune perché ha il culo troppo pesante (e lo sfintere troppo largo) è addirittura superiore a quello dell'italiano. Perché almeno in Italia qualche eroe che urla appresso ai padroni incontinenti l'ho visto. Qui, mai. E sconsiglio vivissimamente di indossare un qualunque tipo di scarpa aperta a Nizza.
5) Paternalismo e condiscendenza: credo che il processo mentale medio con cui un locale si rapporta al mondo si formi spesso sul seguente postulato "Posto che sei un imbecille. Non ti chiedere perché: sei un imbecille. Sei altro, quindi imbecille. Se anche fossi francese saresti un imbecille perché non sei me, ma per giunta sei straniero, quindi al massimo sei al livello di uno scimpanzè dotato di parola. Ecco, ora possiamo interagire". Perché altrimenti non mi spiego la mia padrona di casa che mi ripete per la sesta volta cos'è un addebito su conto corrente bancario. Nè come mai per legge ogni piscina debba avere un allarme, per proteggere i bambini che cadono accidentalmente in acqua (ma d'inverno ho visto solo allarmi disattivati perché i bambini francesi cadono sì accidentalmente nell'acqua, ma mica quando fa freddo: li prendi forse per imbecilli?). O perché il simpatico ristoratore di Biot si dipinga in faccia un sorriso di degnazione quando gli comunico che no, non è vero che l'unico ripieno possibile dei ravioli in Italia è ricotta e spinaci. "Non, non!" Che cazzo ne vorrò sapere io, che sono italiana, eh?
4) Servizio, chi era costui? Non ce n'è, pubblico o privato, gratis o a pagamento, qui le cose vengono spesso graziosamente concesse. Che tu stia pagando 200 euro per mangiare al ristorante stellato, o che tu sia in fila per mandare una raccomandata, le probabilità di incontrare un grazioso concessore sono altissime. Per ottenere qualcosa dal grazioso concessore, non importa che tu stia pagando fior di soldi, devi dipingerti in faccia un'espressione di infinita riconoscenza (o professarla al telefono, in caso di servizio clienti). Lui o lei, probabilmente, ben consci della loro importanza e dell'entità della graziosa concessione che ti stanno facendo, probabilmente ti tratteranno un po' bruscamente. Ma tu non desistere, non lo fanno mica per cattiveria: è solo che vogliono ricordarti che nella vita niente va mai dato per scontato. Anche se lo paghi a prezzo pieno. E non ribellarti. Il perché lo spiego al punto successivo.
3) Regole. Credo che su questo punto la Francia del sud viva una schizofrenia assolutamente inconciliabile. Da un lato l'esuberante italianità che le è congenita (vedi gente alla guida, quell'aria di melodramma che ogni discussione un po' animata generalmente assume, diffusa propensione a mettertela nel didietro appena possibile), dall'altro quella rigidità tutta burocratica e transalpina per cui le cose si fanno in un modo (è scritto da qualche parte) e da lì non scappi. Che non è la stessa rigidità burocratica dei paesi più a nord, perché lì la burocrazia è ferrea ma equa. Qui ho visto regole cambiare da un giorno all'altro. Sempre in bocca alla stessa persona. Probabilmente la seconda volta non ci eravamo spalmati la faccia di infinita gratitudine. Perché altrimenti non si spiega come mai un contratto di affitto intestato a noi medesimi non è valido come prova di residenza.
Sottopunto: "Non mi compete". Pensavate di aver visto il massimo del concetto espresso dall'impiegato delle poste, eh? Illusi.
2) Catch 22: uno per tutti. Per affittare una casa hai bisogno di un lavoro, e per aprire un conto corrente hai bisogno di un indirizzo di residenza. Senza conto corrente non puoi ottenere una tessera sanitaria, e senza tessera sanitaria non puoi ottenere un lavoro. Facile, eh? Il che mi fa pensare che ci sia un test preliminare per assumere chi si occuperà di process management in questa nazione, per verificare che il QI del candidato sia inferiore a 10. Oppure, cosa più probabile, che tutti i processi siano stati disegnati in modo che chi ne è a capo possa decidere discrezionalmente se fare o meno un'eccezione per te, aggirando la regola. Perché ah? non l'avevo specificato? Il punto 3 di norma non vale se sei un massone, se ne conosci qualcuno, o se hai tanti soldi da buttare (il che spesso si equivale).
1) Chronopost International: il gruppo postale delle spedizioni, la classica goccia che fa traboccare il vaso. Quando pensi di averne abbastanza, che finalmente stai per andartene, che, vabbene, abbiamo due modi di vedere la vita differenti, separiamoci così, in pace e non se ne parli più, ecco... arriva il bello.
Sei lì online, che sul sito Chronopost c'è l'opzione di spedizione dei pacchi a un prezzo decente. Compili perfettamente tutti i campi, concludi l'ordine, fai per pagare con la carta di credito così come hai già fatto mille volte su siti francesi, inglesi, tedeschi, statunitensi, persino cinesi e giapponesi, e il sistema ti rifiuta il pagamento. Chiami Visa, tutto a posto, disponibilità residua per fare questo e almeno altri dieci pagamenti del genere. Riprovi. Niente. Chiami. Una, due, tre volte. Una volta tanto il servizio clienti è gentilissimo, ma non hanno idea di cosa stia succedendo. Intanto le ore passano, e tu devi sbrigarti a concludere l'acquisto perché gli scatoloni vanno spediti entro due giorni. E qualcuno deve venirli a prendere. Ti chiamano dopo otto ore per svelarti l'arcano. Chronopost International non può accettare la tua Visa perché è italiana (il tono, in compliance del punto 5, sarebbe stato equivalente se avessero dovuto riferire che non possono accettare banconote del Monopoli). E si scocciano che tu non possa usare il tuo account Paypal (avete mai provato a perdere una carta di credito e poi registrarne il duplicato su Paypal? Ecco, non provateci) e che tu non abbia più un conto in Francia ("STO TRASLOCANDO, COSA CAZZO CI FACCIO CON UN CONTO IN FRANCIA?"), e che tu non possa chiedere a qualcuno di usare la loro carta di credito francese. Certo, sei tu che sei sbagliato, mica loro che si professano giganti europei del supply chain e usano una piattaforma di e-commerce da venditore di fusaglie.
Insomma, alla fine dopo varie telefonate trovi l'unico cristo che conosci che non è in vacanza (da giugno sono tutti in vacanza!) e ti fai trenta km avanti e indietro con tutto il cash che riesci a recuperare (il resto verrà consegnato due giorni dopo, sempre facendo sessanta km complessivi, per la gioia dell'Opec) e finalmente riesci a concludere l'ordine con la sua carta di credito che canta la Marsigliese. Ritorni a casa ma non puoi fissare l'appuntamento per il prelievo della quintalata e passa di scatoloni, è tardi. Quindi la mattina dopo alle 8 chiami, solo per sentirti dire che sì, ti hanno informato bene: è possibile pagare il servizio in contanti, ma solo nel caso in cui si è acquistato il servizio presso un punto Chronopost. Se si è acquistata la spedizione online, bisogna pagare il prelievo online. Il sistema non permette aberrazioni.
Perché chiaramente sono io che sono aberrante. Qui funziona tutto benissimo.
PS Non vi racconto di come mi sono dovuta caricare la quintalata e passa di scatoloni, farmici le scale, riempirci la macchina usando anche gli interstizi tra sterzo e cambio, il tutto nell'indifferenza generale dei cortesissimi vicini, che pur avendomi vista sudata, affannata e quasi in lacrime, sono riusciti solo a dire "Bonjour!" una volta tanto (graziosa concessione, immagino).
PPS Per i francesi che incappano in questo post. Sono reduce da un mese di puro delirio burocratico, logistico, umano e finanziario nella vostra bella nazione. E sono incazzata come una serpe. Non prendetela sul personale, perché vi assicuro che se l'avessi presa io sul personale a quest'ora mi sarei macchiata di pluriomicidio. Ci sono tantissime belle cose in Francia. E' solo che la maggior parte delle persone che ho incontrato ultimamente fanno a gara per farmele dimenticare.
E ora questo blog chiude i battenti per un meritato (e sudatissimo) trasloco.
8.7.08
Dieci ragioni per scappare dalla Costa azzurra (post ad alto tasso di livore)
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28.6.08
Perché io campo
Quando puntomaupunto, evidentemente colpito dall'entusiasmo con cui comunicavo la prossima dipartita da Supercannes, mi ha improvvidamente chiesto "Ma che t'hanno fatto i provenzali?", mi erano affiorate alla mente tutta una serie di ragioni che stavano andando a formare uno di quei post lunghi, prolissi e parecchio confusi con cui a volte mi diletto.
Però oggi fa seriamente caldo, la piscina è off-limits causa nugoli di pargolame in libera uscita, tristezza e saudade mi hanno fatto venire la stessa espressione di Lassie quando gli hanno rescisso il contratto milionario -- e quindi il pippone rimane lì a gorgogliarmi nel cervello.
Mi è però venuta in aiuto la Lonely Planet -- ripresa in mano per disperazione alla ricerca di una destinazione da gitarella fuori porta in solitaria (sigh). A un tratto mi sono resa conto di una cosa, che non è la ragione per cui comincio a odiare ferocemente questo posto, ma di certo può essere metafa per tutti i motivi che ci spingono a darcela a gambe.
Non c'è un minchia di paese qui intorno che non si inorgoglisca del fatto che qualche vip d'antan l'ha appositamente scelto per tirarci le cuoia.
Ma sul mio cadavere almost famous non metterete le mani, bastardi.
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22.6.08
I Have A Dream
Leggere prima di tirare le cuoia un trafiletto del genere nella pagina delle cronache matrimoniali di qualunque quotidiano italico.
(prete episcopale, psicanalista e gay -- peccato che sia già impegnato)
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18.6.08
Honi soit qui mal y pense
Dove si parte dal calcio (mi perdonino i piccoli lettori che lo odiano) per sottintendere fosche considerazioni sul carattere nazionale. Originale, eh?
L'altra sera ero a un barbecue organizzato da amici francesi, in una villa pazzesca sulle colline con vista su Cap d'Antibes e parte della baia di Cannes -- dettagli ininfluenti per il resto del racconto, buttati lì solo perché mi piace farmi odiare telematicamente.
L'Italia aveva appena pareggiato con la Romania. La Francia scagliava con i Paesi Bassi.
(Paesi Bassi, non Olanda, maremma memetica -- è passato qualche annetto dal Medioevo: quanto scassereste il cazzo per lesa dignità nazionale se all'estero chiamassero ancora l'Italia "Lombardy"?).
Fischio finale dell'arbitro. Una mattanza di bleues et azzurris. Francia e Italia sono in merda. Gli italiani presenti lanciano la polpetta avvelenata. Mettiamoci l'anima in pace: sarà biscotto.
Sguardo perso sui volti francesi. Dessert? Il y a la panna cotta à la piemontaise!
Macché dessert. Fateve servi'. Paesi Bassi (se parlano in inglese il nome lo azzeccano) e Romania si mettono d'accordo.
Attimo di smarrimento tra i francesi, poi una luce nei loro occhi. Putain, qu'ils sont intelligents, les italiens.
Oggi probabilmente quei francesi, se hanno interiorizzato la loro lezione di italianizzazione delle dinamiche interpersonali (per carità, erano già avanti), stanno pensando che noi italiani eravamo lì per instillare e diffondere il dubbio che tanto non c'era niente da fare, che chiunque avesse vinto il match avrebbe visto le sue speranze infrante su un muro di biscotto. Così loro giocavano una partita di merda, e l'Italia avrebbe vinto.
Sapete che c'è? Potrebbero aver ragione. Perché, come un genio ha notato su uno dei millemila commenti sparsi su internet che non posso linkare perché l'ho perso e quindi vado a memoria, il biscotto non c'è stato perché Donadoni ha un amico in Olanda.
E tutti a sperticarsi in lodi sulla sportività di Van Basten, che in questo momento non si perplime su tali e tanti attestati di stima solo perché l'Italia la conosce bene. E ben sa che tutto, complotti compresi, ruota intorno a noi.
E la saga continua...
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9.6.08
Primarie dem 2008, a uso di culi pesanti e cinici di ritorno
Il mio amico Massimo, che gli ci voglio tanto bene di solito ma quando c'è da mandarlo a cagare non mi tiro certo indietro, scrive una tirata nel lieve stile anglosassone che gli è congeniale a proposito dell'interesse dimostrato da tanti italiani nei confronti delle primarie democratiche americane. Per chiarire il punto, cita il post precedente di questo blog, che finisce così per beccarsi la seguente diagnosi: "freva veltroniana".
Devo rimandare la sua distruzione fisica e morale a un altro post (c'è uno tsunami in arrivo che chiede di essere schivato), ma intanto, visto che non ha potuto seguire il dipanarsi della vicenda per evidenti problemi di culite pesante e di snobismo da rigurgito di realpolitik, posto solo per i suoi occhi un condensato di 8 minuti, in cui Slate racconta un anno buono di primarie.
[e se chiede perdono in ginocchio sui ceci forse glielo sottotitolo pure]
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4.6.08
Relief Is Almost As Good As Orgasm
Non che soffra troppo di problemi intestinali, ma oggi riesco quasi a percepire il piacere fisico che si prova dopo una stipsi di due settimane.
Ci si rivede a novembre.
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24.5.08
La gagliarda gioventù nazionalsocialista
Al solito, se non sono dieci contro uno, col cazzo che si muovono.
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Consulenze di comunicazione politica aggratis
Tre ottime ragioni per non ritirarsi dalla corsa alla candidatura, a uso e consumo di politici con pessimi speech-writer alle spalle:
1) Il candidato attualmente in testa potrebbe comprare tre televisioni, il più grande gruppo editoriale della nazione più quotidiani sparsi, e quindi andare contro le leggi sul conflitto di interessi che in qualche stato esistono (OK, a volte solo a parole).
2) Il primo martedì di novembre il candidato designato potrebbe rimanere chiuso nell'autolavaggio (e poi il terremoto, le cavallette, ecc ecc).
3) Il candidato attualmente in testa potrebbe essere rapito dagli alieni/da quelli del futuro e riportato indietro con inquietanti superpoteri.
(cara Hillary, a me non è che dispiaci, ma quando ti dicono che a 'sto giro hai cagato ampiamente fuori dal vaso credici, da' retta a un cretino).
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16.5.08
Piantare i semi dell'indignazione
... che non è quella becera e beota del linciaggio popolare, pronto a bersi qualunque minchiata calata dall'alto e a regire spasticamente di conseguenza, ma quella che nasce dal riflettere e dall'analizzare. Quella che l'opinione pubblica (di cui piangiamo tutti la prematura scomparsa) in teoria dovrebbe condividere con i giornalisti, quelli che a loro volta in teoria dovrebbero fungere da watchdog.
Keith Olbermann non mi è mai stato simpaticissimo, ma questo catoniano pelo e contropelo a Bush e alla sua idiozia di stampo becerberlusconiano dovrebbero metterlo come testo di studio nelle inutili scuole di giornalismo italiane.
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Poi dice: "Ma che ho perso davvero?"
Io con la Francia ho un rapporto schifosamente interessato.
Ci ho vissuto e studiato anni fa, ma solo perché all'epoca mi serviva imparare il francese (e perché varcare i confini italici era già una necessità); non me ne sono mai innamorata, non le sono mai stata grata. Ci vivo adesso, ma già penso al distacco, che non credo sarà dolorosissimo. Le riconosco i pregi del caso, questo sì. Che non si limitano alla bontà del latte, lo ammetto.
Però quando sento le giaculatorie su quanto è fica, quanto è bella, come funziona bene, che ganze le 35 ore, evviva il socialismo francese, di solito mi acchiappa un po' di sconforto.
Forse perché vedo le tante, troppe somiglianze con l'Italia.
Tipo che sindaco socialista di Lione si rifiuta di concedere un servizio di accoglienza minimo per gli scolari richiesto da un municipio (vinto dall'Ump) in vista di uno sciopero generale degli insegnanti. Servizio di accoglienza minimo che l'Ump locale ha deciso di organizzare da sé: chiaramente non ci sarà attività didattica, ma almeno le mamme che non hanno permessi (eh, i precari stanno pure qui), quelle che abitano nelle case popolari della zona, non devono svenarsi per trovare alternative all'abbandono di minore. Servizio previsto pure dal sindaco di Marsiglia, guardanpo', Ump pure lui.
Mi guardo bene dall'entrare nel merito di due ordini di problemi: come le nostre "sinistre" non si facciano scrupolo alcuno di scaricare gran parte del costo economico e sociale di uno sciopero su una delle categorie più deboli (donne ai margini della società) mentre magari ancora inneggiano al proletariato, e di come la Francia del sud sia, così come l'Italia, ancora intrisa e imbevuta del peggior maschilismo possibile: quello che il ruolo delle donne neanche lo vede. De hoc satis, sennò rischio il travaso di bile.
L'unico altro punto che voglio toccare, assai meno pericoloso per il mio fegato, è una sola e semplice domanda: di chi si ricorderanno gli elettori, al momento di tornare alle urne? Del volenteroso Ump che gli garantisce un minimo di servizio, o del proletaristicamente corretto Ps che ha curato gli interessi della gilda di turno mica a scapito dei padroni, ma a scapito delle famiglie più povere? Non è che magari è il caso di riformulare lo strumento "sciopero" in modo che vada a colpire veri interessi, e non servizi basilari? Ah, no, certo, stiamo ancora appianando le divergenze tra maoisti e anarco-sindacalisti, capisco. Fate pure con calma, non c'è fretta alcuna. La storia italiana insegna.
(per quanto riguarda le recenti derive italiane, mi pare che restodelmondo riassuma il mio punto di vista meglio di quanto potrei fare nel mio stato attuale, equamente distribuito tra disprezzo e rassegnazione)
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15.5.08
Pope Makes Baby Jesus Cry
Che poi, che cazzarola ci farà la creatura con tremila uteri inutilizzati.
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29.4.08
Popolo di poeti, santi, navigatori e tassisti
L'abbiamo scoperto leggendo ieri le aperture.
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14.4.08
Ode all'ajetto
(i barbari che non masticano il romanesco idioma possono utilizzare le informazioni su questa pagina per sopperire alla grave lacuna culturale)
Nel 2001 ho provato un senso di morte e catastrofe. Sbigottimento e angoscia. Una sensazione così terrificante che oggi mi aspettavo quasi di riprovarla.
E invece sai che c'è? No, non la provo.
Non solo perché oggi sono a distanza di sicurezza, ma anche perché in questa prima notte di quasi Berlusconi-ter ci sono un paio di pensieri che mi frullano in testa. E che mi fanno ben sperare. Insomma, m'ariconzòlo co l'ajetto.
1) Bipolarismo. Finalmente ce n'è uno. E, devo dire, ha funzionato meglio a sinistra che a destra. Perché la Lega è ancora un golem tutto da domare, e sarà divertente (almeno da 1000 km) vedere come se la cava Berlusconi.
2) I "voti" cattolici de 'sta ceppa. Casini? Bye-bye. Mastella? Au revoir! Senza tutte queste appendici dannose, e con un serio bipolarismo, la Cei avrà molto da penare per ritornare a fare l'ago della bilancia. E nessuna delle due fazioni dovrà rincorrere questa fantomatica preponderante parte della popolazione che vorrebbe impalare gay e infanticide e bruciare in piazza le coppie di fatto. E, secondo me, in tutti e due gli schieramenti non vedono l'ora di togliersi dai coglioni 'sti corvacci neri.
Certo, mo' devo solo farmi convinta che per ottenere tutto ciò vale anche la pena di sucarsi altri cinque anni di Berlusconi. Ci dormo stanotte e poi vi dico.
Update (15 aprile, ore 10): non solo sono della stessa rosea opinione di ieri sera (deve avermi aiutato quell'orata arrosto alla provenzale che cantava le lodi del Signore in tutte le lingue conosciute), ma vedo che la notte ha portato (maggior) consiglio anche ad altri.
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10.4.08
Living On The Edge
Non è che sia proprio materiale da blog, ma oggi mi sento un po' come un giocoliere che ha appena aggiunto la quarta palla al suo traballante repertorio e che, durante lo spettacolo, se ne vede lanciata dal nulla una quinta.
Chi si ferma è perduto.
Op-là.
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3.4.08
Torna a Surriento
Il fatto che in meno di due settimane abbia già visto passare e ripassare i Canadair quattro volte mi pare confermare l'adagio oxfordiano, che la mamma delle teste di cazzo non solo è sempre incinta, ma viaggia anche col Millemiglia.
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27.3.08
Post inutile col solo scopo di far rosicare il maggior numero di persone possibile
Oggi è una giornata di merda in Costa azzurra. Una giornata di merda vuol dire che ha piovuto per 45 minuti, alternando nuvoloni minacciosi e aperture improvvise con sole accecante su un cielo blu-dipinto-di-blu.
E la cosa assai bella è che la giornata di merda l'ho potuta passare senza sensi di colpa rintanata a letto, causa raffreddore da cavallo per aver trascorso l'intera giornata di ieri spaparanzata in spiaggia e quella precedente in giro per Saint-Tropez a lavorare sulla mia abbronzatura (su, compatitemi, sono l'unico essere umano da queste parti a sfoggiare ancora l'incarnato grigio topo da lavoratore dipendente urbano pre-invenzione del lettino solare).
Quindi oggi starnutisco con l'understatement di un camallo, ma con un colorito da signorina chic. Se domani mi sento meglio, vado a fare una puntatina al Comptoir des Cotonniers di Cannes. Certo, pare che sarà un'altra giornata di merda. Tipo che pioverà per 20 minuti. Magari rimando a quello che, pare, sarà un weekend assolatissimo.
Eh lo so. È un compito di merda, ma qualcuno ci dovrà pur abitare in questi posti.
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21.3.08
Le sirene tentatrici del giustizialismo
Non che l'idea che sia la magistratura a instillare un po' di sale in zucca alla gente mi arrida, ma la richiesta del procuratore generale di Napoli di mettere sotto inchiesta il portantino chiacchierino, nell'ambito delle indagini su quell'agghiacciante caso di aborto criminalizzato, è stata una specie di boccata d'aria fresca:
[...] chi ha sbagliato davvero nella vicenda culminata nell´intervento delle forze dell´ordine al Nuovo Policlinico, è stato il portantino Ciro De Vivo, vale a dire l´autore della telefonata al 112 nella quale si segnalava la presenza di una donna nel bagno del reparto di Ostetricia intenta a «consumare un infanticidio».Ora, se si potesse estendere l'accusa di calunnia nei confronti del genere femminile a tutti quei benaltristi pro-life, e se al portantino chiacchierino venisse inflitta una bella condanna, con un salato multone di svariate decine di migliaia di euro, potrei considerarmi quasi (quasi) soddisfatta.
Quella telefonata, scrive il pg nella relazione trasmessa al Consiglio superiore della magistratura, era «mendace» e il portantino deve essere messo sotto inchiesta per i reati di calunnia e violazione dell´articolo 21 della legge 194, vale a dire la norma che punisce chi, essendone venuto a conoscenza per ragioni di professione, rivela l´identità di una donna che si è sottoposta a un´interruzione volontaria di gravidanza.(da Repubblica Napoli, 21-03-2008, il testo dell'articolo è su Napolionline)
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Quello che piace ai bianchi
Visto che l'americanizzazione che ho subito è relativamente recente, prettamente popular e, dal punto di vista delle autoproiezioni, assolutamente epidermica, a me Stuff White People Like ha fatto parecchio ridere.
Ce le ho praticamente tutte: pure le magliette Threadless.
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16.3.08
Saziami, ma di coccole straziami
C'ho un post in canna da un po' di tempo. Ma ancora non voglio spararlo.
Che è poi il solito post che riguarda il vezzo linguistico del momento che memeticamente ti ritrovi in ogni dove, che ti si insinua tra epidermide e cuticagna e comincia a trivellarti qualche ganglio particolarmente sensibile, provocando al tuo corpo spasmi incontrollabili.
Alla ventesima occorrenza saresti anche pronto per comporre il tuo post di reprimenda, stupito di trovare tanta quiescenza al mondo di fronte a un tale abominio. Ma è in quel momento che incappi in uno, due, dieci post. Tutti contro quel vezzo. Tutti più o meno ficcanti, solitamente assai divertenti e perlopiù 'dddefinitivi. E quella tua reprimenda iniziale non sembra aver più molto senso.
A me, che ho notoriamente il culo pesantissimo, il fatto che altri si impegnino così bene per la causa fa molto piacere. Mi era già capitato con solare, la cui illuminante neo-definizione era stata data da un Labranca in forma smagliante (niente link, è roba da pleistocene); oppure con il fastidiosissimo piuttosto che; senza voler toccare l'avvilente e sistematico misuse da parte delle popolazioni nordiche dell'esclamazione 'sti cazzi!
Però è da almeno un anno che attendo invano qualcuno che si scagli contro il principe delle neolocuzioni ad minchiam: il cibo-coccola. Invano. E intanto io soffro.
E quindi, voi, Catoni del crepuscolo linguistico -- lo so che siete lì fuori: avete esattamente una settimana per castigare questo monumento vivente al tratto orale. Non abbandonatemi ora, please, che le mie chiappe pesano vieppiù: 3 etti di burro volatilizzati tra cucina, dolci e lievitati in meno di una settimana... altro che cibo-coccola, questo blog supporta il rape-food-fest.
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13.3.08
McCain e l'(auspicabile) estinzione dei dinosauri
Siccome a questo blog gli ci piace fasciarsi la testa molto in anticipo, e visto che dappertutto ci si accapiglia sulla questione Clinton vs Obama, vorrei lanciare i miei consunti 2 eurocent un po' più lontano. Al primo giovedì di novembre, per intenderci.
Ordunque: chiunque vinca le primarie democratiche, per me, sarà presidente. Lo dico qui, così magari a novembre ve ne siete dimenticati tutti e se le mie acute analisi sono toppate potrò cancellare il post e fischiettare sgarzola, negando persino l'evidenza della cache di Google.
Però ne sono convinta veramente. Due le ragioni fondamentali (tre se ci mettiamo quella classica: statisticamente i presidenti Usa si fanno due mandati e poi c'è l'alternanza. Alternanza: un giorno, forse, capiremo cosa significa).
Uno. Ragione strategica. I candidati repubblicani si sono ritirati dalle primare alla velocità della luce (o quella dei topi che abbandonano la nave che affonda, decidete voi). Eppure almeno Romney e Giuliani se la stavano gustando da tempo questa chance presidenziale. Huckabee ci ha messo un tantino di più ad arrivarci, ma è un predicatore battista creazionista, non è che l'acume ce l'abbia in bundle. E non è dietrologia la mia: Romney non si fa scrupolo di dichiarare che si ripresenterà nel 2012, e persino i battisti creazionisti sanno che un candidato che perde le elezioni farebbe meglio a trovarsi un lavoro da netturbino piuttosto che ripresentarsi alla fine del mandato. E quindi non credo che l'ipotesi "Vieni avanti, cretino" sia tanto campata in aria. Perché McCain? Beh, perché almeno McCain riesce a tenere i voti conservatori, quelli che piuttosto che votare un democratico si farebbero togliere il SUV. E soprattutto perché chissenefrega se McCain perde e non può più ripresentarsi. Tanto è vecchio.
Non uomo di esperienza. Non anziano. No. Vecchio.
Ed ecco che arriviamo alla ragione numero due della mia adamantina convinzione. Quella sociologica. Io non credo che in Italia questo concetto arrivi forte e chiaro. Dopo i sessant'anni negli Usa sei un vecchio. Alla facciazza della correttezza politica. Quando C. mi dice che a cinquant'anni vuole andare in pensione, ci metto sempre quei due minuti prima di realizzare che no, davanti a me non ho un Cobas fatto di crack in vena di rivendicazioni estreme. Ho una persona che viene da una cultura in cui il valore della persona non cresce con l'andare degli anni. Se mettiamo "valore" ed "età" sugli assi di un piano cartesiano, in America disegnano una bella parabolona, mica una linea retta.
Non dico che è giusto. Non dico che è sbagliato. Mi limito a registrare il dato di fatto.
In America quando arrivi a ventun'anni non è che puoi solo bere. Sei ufficialmente un adulto. Nel senso che per quell'epoca è il caso che ti levi dalle palle di mamma e papà. E con una certa prescia. Nel mondo del lavoro corporate a trent'anni sei manager. A quaranta arrivi all'apice della tua carriera. E poi ti aggrappi fin che puoi. Perché sai che sta per arrivare chi ti fotte il posto. Qui noi ancora a farci le pippe sugli scaloni (un problema dai contorni drammatici, tutti quei poveri 59enni che avrebbero dovuto aspettare due anni e non uno prima di andare in pensione: io ancora piango la notte quando penso al pericolo che hanno scampato). Lì in pensione presto ci vanno perché è il mercato del lavoro che lo richiede.
Quindi, probabilmente, in Italia non ci rendiamo conto che per gli statunitensi vedere i nostri senatori a vita scortati in aula dalle badanti è una specie di lascito tribale che, per esoticità, è rivaleggiato solo dal pasto rituale dei cacciatori di teste del Sarawak. E non ci rendiamo conto che Veltroni è inneggiato mica perché all'estero sono tutti imbecilli, ma solo perché risultava inconcepibile per uno straniero (anglosassone, per di più) vedere Berlusconi e Prodi ancora lì a duellare da più di quindici anni. E col catetere in mano.
Il fatto che l'Italia sia un paese in mano ai vecchi dovrebbe essere noto a tutti (senza andare a scomodare le inchieste dei vari Economist, Financial Times, e così via); che le speranze di crescita per gli esemplari sani e adulti della specie siano quasi nulle, inzaccherati come sono nella pelosissima categoria dei gggiovani, ormai dovrebbe essere affiorato nell'inconscio collettivo; dubito ancora che si sia capito quanto l'etichetta gggiovani sia schifosamente strumentale, e mi domando sempre il perché non scoppi una cazzo di rivoluzione ogni volta che Vespa ci fa una trasmissione demente sopra. Ma questa è un'altra incazzatura (e un altro post).
Quello che vorrei far notare qui è che l'età sarà un fortissimo handicap per McCain. Soprattutto ai pundit de noantri che scrollano la testa di fronte a Clinton o Obama, dicendo "E' donna/nero".
Non sottovalutate l'età. Negli Usa conta, eccome. Con il personalissimo augurio che cominci a contare pure in Italia. E che presto i gggiovani siano pronti e desiderosi di cedere il posto agli anziani. Solo sull'autobus, però.
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7.3.08
Io domani non ci sono
... ma l'8 marzo lo festeggio così.
Grande zauberei.
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6.3.08
Nel segreto della cabina elettorale, il porcellum ti guarda
Interessante articolo sugli effetti collaterali della soglia di sbarramento al Senato.
Sai che c'è? Fàmo che non torno proprio...
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4.3.08
Dagli amici mi guardi Iddio
Soprattutto quando ti ritrovi come amico Rush Limbaugh (sì, lo so che è Fox News, per una volta non vi si incancrenisce il browser, su). E Sean Hannity segue a ruota.
Vabbè che lo scopo è quello di "indebolire" il partito democratico, però pòra Hillary: più che un endorsement, un kiss of death.
(note to self: riproporre la strategia a Uòlter, riadattata per il mercato italico. Possibili accoppiate: Binetti - Betulla)
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28.2.08
The French Vegan Conspiracy
Ok. Scena.
Mi assetto a tavola per il mio solingo pranzo con un quasi-perfetto uovo in camicia e i suoi bravi crostini di pane nero sotto. La TV cinguetta felice il solito foux-da-fa-fa (pubblicità progresso: Flight of the Conchords, spettacolo) che sento e non sento -- lo metto lì sperando di reimpossessarmi del francese per osmosi. A un certo punto, mentre con la forchetta infilzo il rosso d'uovo che comincia a colare fuori tutti i suoi goduriosi grassi animali, appare ciò:
La forchetta rimane a mezz'aria, come un aeroplanino con l'omogeneizzato Nipiol dirottato dalle mamme della Lega del latte.
Devo fare un passo indietro: io amo, bramo, stramo, adamo il latte.
Chi mi conosce sa che non c'è miglior modo per trasformarmi in un licantropo col culo girato che negarmi il mio tazzone di latte freddo col caffè caldo la mattina. Una delle gioie al pensiero di tornare a vivere in Francia è che qui anche il latte uht (che in Italia berrei solo sotto minaccia di un fucile a pompa) ha un sapore divino. Qui al supermercato di Les-Hautes-de-Roccasgurgola trovi un intero bancone dedicato al latte di capra in tutte le sue declinazioni. Qui il formaggio non è prodotto tipico, è santo patrono.
Mentre raccolgo la mandibola, penso che dev'essere colpa di un'infiltrazione delle "Cellule vegane combattenti" tra i creativi se l'associazione dei produttori di latte se ne esce con una pubblicità che ha fatto passare a me la voglia di avvicinarmi a qualunque lavorato vaccino. E anche l'uovo è diventato freddo. Grazie, eh?
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26.2.08
Obamania
Questo blog si sta ufficialmente preparando al dibattito democratico che vedrà opposti Clinton e Obama in Ohio stasera (stanotte) prima delle primarie nello stato in questione.
In realtà questo blog pensa che la sua americana metà stia tentando di stordirla a botte di streaming di Meet The Press, Keith Olbermann, Hardball with Chris Matthews and so on (tutti qui, per comodità vostra e dell'americano). Perché, di suo, questo blog potrebbe morire di scompenso epatico se fosse esposto all'equivalente italiano dello stesso trattamento.
E questo blog pensa pure che la prossima volta che sente Shame on you, Barack Obama accopperà qualcuno. Meno male che mancano pochi giorni.
(epperò, bisogna dare credito a Hillary che l'accesso alla sanità pubblica per tutti lo vuole lei, non Obama -- che chiaramente questo blog deve e vuole supportare, sennò gli vengono tagliati i viveri)
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Carlucci? Dimettiti. Ora.
Questo (esimio? esilarante? esiziale?) epistolario tra una mente di scienza e un eucariota semievoluto è ricomponibile tra testo e commenti del relativo post su Galileo.net, ma la figura da misera cioccolataia rimediata da Gabriella Carlucci brilla in assoluto fulgore solo leggendo lo scambio che segue senza soluzione di continuità (vabbè, la poveretta sta ancora imparando alcuni fondamentali sui Codici italici, non è che si possa pretendere troppo). Enjoy.
Roma, 7 febbraio 2008
Spett.le :
Presidente Prodi
Ministro Mussi
Sottosegretario Modica
P.C. : Componenti Commissione
Cultura Camera dei Deputati
Componenti Commissione
Cultura Senato della Repubblica
Nel proporlo alla Presidenza del CNR Luciano Maiani è stato definito fisico di alto profilo dotato di grandi capacità manageriali. [1]
Niente di più falso.
Maiani nel 1969 ha avuto la fortuna di lavorare per un semestre ad Harvard con Sheldon Glashow (Premio Nobel per la Fisica nel 1979) con i quale pubblicò l’unico suo lavoro degno di interesse.
Lavoro che firmò ma che chiaramente non capì visto che nel 1974 lo rinnegò pubblicando un altro lavoro (nota bene: insieme a Cabibbo, Parisi e Petronzio) dove confusero particelle elementari di proprietà fisiche diverse. Successivamente Glashow addirittura si oppose a che Maiani ottenesse un posto di ruolo al CERN poiché manifestamente non aveva capito una teoria di cui era autore. Cosa, questa, estremamente ridicola.
Tutto questo creò un notevole danno di immagine alla Fisica italiana e alla tanto pubblicizzata scuola romana della Sapienza: i famosi “eredi di Fermi” che ancora non hanno prodotto nulla di scientificamente rilevante ma che sono molto abili nel procurarsi posizioni di potere: Cabibbo è stato Presidente dell’INFN e dell’ENEA, Petronzio è l’attuale Presidente dell’INFN, Parisi ha presieduto il Comitato di Alta Consulenza che ha portato Maiani alla Presidenza del CNR.
Maiani è stato Presidente dell’INFN e Direttore del CERN provocando danni devastanti ad entrambe le istituzioni. Particolarmente critica fu la sua gestione del CERN come è dimostrato da numerosi documenti (si veda, per esempio, Nature del 4 ottobre e dell’11 ottobre 2001).
Letizia Moratti, allora Ministro della Ricerca, riuscì a risolvere la crisi e impedì una bruttissima figura all’Italia. Da ricordare che Parisi e Petronzio manifestavano nelle piazze italiane contro la Moratti proprio mentre lei si impegnava a salvare la faccia (e non solo) al loro sodale Maiani.
Tutto questo non potrà essere dimenticato. Sarebbe pertanto utile per il bene di tutti e, soprattutto, del CNR che Maiani facesse un passo indietro. Invito anche i colleghi della Commissione Cultura del centrosinistra ad informarsi meglio prima di esprimere giudizi non basati sui fatti e chiaramente in malafede. Questo invito è inoltre particolarmente rivolto al Sottosegretario Luciano Modica.
On. Gabriella Carlucci
***
Boston, February 14, 2008
Sr. Romano Prodi
Prime Minister
Dear Sir:
I have been shown the contents of a slanderous letter written to you by Sra. Gabriella Carlucci, MP and dated February 7, 2008. This letter was published in Puglia-Live and has been widely disseminated. It falsely claims that I have questioned the scientific competence of Prof. Luciano Maiani, the recently elected President of the CNR, and had opposed his appointment at CERN. These utterly invidious and untrue allegations were part of a more general attempt to belittle the scientific standing of Prof. Maiani. The letter denigrates his scientific accomplishments over the years and those of his colleagues, Profs. Cabibbo, Parisi and Petronzio, whose work was claimed to have caused serious damage to the image of Italian physics worldwide. Not so!
The remarks that Sra. Carlucci attributes to me are wholly untrue and malicious. Prof. Maiani played a key role in our collaboration decades ago, for which he was duly recognized internationally by the awards of the highly regarded Dirac Medal and Sakurai Prize. Maiani’s many research publications have been cited well over 8000
times (not including the 3600 citations to our joint work). I have never written, suggested or thought anything remotely disparaging about the skill and accomplishments of this stellar Italian scientist.
The more general arguments in Sra. Carlucci’s letter are equally false, slanderous and malicious. I, and my colleagues worldwide, have the highest regard for the many outstanding contributions of Italian theorists to particle physics, among whom Profs. Cabibbo, Petronzio and Parisi (as well as Maiani) are leading luminaries and indeed may be regarded as ‘heirs to Fermi.’ No event associated with their distinguished scientific careers has ever caused the slightest damage to the image of Italian physics. In the eyes of a foreign scholar, if there is anything that can damage the image of your country’s scientific institutions, it is the vulgarity and deception of
this slanderous attempt at denigration of some of your nation’s most distinguished scientists.
Sincerely,
Sheldon L. Glashow
Nobel Laureate
Foreign Member, Accademia dei Lincei
***
Caro Prof. Glashow,
Lei ha scritto al Presidente Prodi insultandomi brutalmente senza però andare alla sostanza delle cose.
La informo che i contenuti della lettera che ha suscitato la Sua ira vengono da notizie pubblicate su quotidiani italiani, su Nature e su “Lettere al Nuovo Cimento”. Notizie mai smentite. Le scrivo solo ora per porLe una semplice domanda:
se Maiani e i suoi amici sono, come Lei dice, luminari stellari stimatissimi in tutto il mondo, perché non hanno mai vinto il premio Nobel ?[2] Eppure la Fisica della Particella italiana (e, in particolare, quella romana) è in percentuale e in valore assoluto fra le meglio finanziate al mondo.
Sperò mi risponderà senza insultarmi. E non dica bugie: potrei sorprenderLa. [3]
Cordiali saluti.
Gabriella Carlucci
P.S. Enzo Boschi per difendermi dai suoi insulti ha scritto una nota sull’argomento. Mi faccia avere i suoi commenti [4]
***
Dear Sra Carlucci,
Despite your earlier comments and whatever your sources may be, the fact is that I have never questioned Prof. Maiani’s stature as a superb and accomplished researcher. I am outraged that you have tarnished my own reputation by such a false and invidious allegation. It is true that several Italian theorists (including Maiani) are deserving of Nobel Prizes, but there are far more such candidates than Prizes. Recall that world-renowned physics luminaries such as Edward Witten, Stephen Hawking, Yoichiro Nambu, among many others, are not Nobel Laurestes.
Whether (or not) Italian physicists have won Nobel Prizes, and whether (or not) they are well funded, they have made exceptional contributions to physics, at least as many as any other European nation.
Italy should be very proud of its many scientific heroes, and not malign them.
Sincerely
Sheldon Lee Glashow
[1] La lettera sembra scritta da un dodicenne alle prese col tema di italiano, e come al solito dobbiamo registrare il fallimento delle istituzioni universitarie italiane che sfornano laureati in lettere e in lingue che non riescono neanche a scrivere. Che poi, per lo più, hanno problemi a scrivere perché non leggono: nessuno che sfogli almeno un libro al mese potrebbe mai utilizzare un soggetto per una subordinata implicita diverso da quello della frase reggente: il professor Maiani propone "lo" alla presidenza del Cnr?
[2] Bingo! Parlavo dello spazio prima del punto interrogativo, non crederete mica che mi abbassi a commentare quella che per Gabriella Carlucci è l'argomentazione finale e definitiva? (e comunque secondo me nella prima stesura aveva scritto "Oscar", o "Telegatti", a scelta)
[3] Buttare lì "Non dire bugie" in una discussione con una persona che non si è mai conosciuta, a proposito di non si sa bene quale argomento, è un artificio tipico della retorica forzitaliota: ai fini della discussione non serve a un cazzo (già mi immagino Glashow che si gratta la zucca mormorando: "Ma di che cazzo parla questa?") però sulla mente suggestionabile del lettore medio di Barletta ha la stessa potenza di 1230 recensioni positive nel mondo accademico. E per Gabriella Carlucci, diciamocelo, questa è l'unica peer review possibile.
[4] Ulteriori sviluppi di questa annichilente sceneggiata napoletana (e mi scuserà il mai troppo compianto Mario Merola per averlo paragonato all'eucariota) sono su fb e ipazia.
Update (4 marzo): Gabriellona non demorde, neppure di fronte all'ennesimo fisico sceso in campo per sbugiardarla. Ormai è come sparare sulla croce rossa.
In compenso, mi pregio di essere il primo blog a linkare l'unica voce che, con dovizia di argomenti e lucidità di eloquio, appoggia l'infaticabile lotta dell'onorevole Carlucci contro il degrado della scienza in Italia.
Update (7 marzo): ormai, no comment. Neanche in un kamikaze giapponese ho visto mai tanta pervicacia.
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20.2.08
Contro il positivismo logico: la meccanica scaldabagnica francese
Fino a ieri tendevo a liquidare C. e le sue difficoltà con le apparecchiature francesi come un segno di ostentato rifiuto del diverso.
"Il forno è rotto!"
(no, c'è anche la terza manopolina di on-off-timer, oltre a modalità di cottura e temperatura, gira anche quella).
"Compriamo un telefono questo fa schifo, non sento niente!"
(no, basta cambiare il settaggio della lingua, trovare il volume e alzarlo).
Stamattina stava per arrostire nel tostapane il cavo elettrico del nuovo Kenwood. Anche se credo fosse più un subdolo tentativo di liberarsi del suo rivale.
Non mi stupisco, dunque, quando lui comincia la lamentazione meccanica nei confronti dello scaldabagno; e non sono passati neanche cinque minuti da che ho disfatto la valigia. Ora, gli scaldabagni sono creature importanti in un ménage familiare sereno, e ben lo sa la sottoscritta, che una volta, a casa di C. e a causa di una bolletta persa, è stata costretta ad affittare una stanza di un albergo per fare una doccia, perché avevano staccato l'acqua la sera prima di un colloquio di lavoro. Quindi accolgo tutta compresa le lagnanze dell'uomo della mia vita, ricacciando la sòra Cecioni petulante e paternalistica che è in me in un angoletto remoto dell'inconscio. Perché la sòra Cecioni che è in me disapprova il fatto che per C., in quanto americano, i concetti di "riscaldamento" e "acqua calda" corrispondano grosso modo a "graticola nel nono girone dell'inferno" e "geyser islandese".
E quindi sono in modalità un-orecchio-sì-uno-no durante il resoconto concitato su come sia impossibile capire come cazzo funzionano gli scaldabagni francesi, tutti gli scaldabagni francesi, su quali orari sono settati, come cambiarli, e così via. C. ha già passato in Francia vari mesi per lavoro in altre due occasioni -- anch'io, ma abitavo nello studentato ed era facile capire come funzionassero gli scaldabagni: la temperatura dell'acqua era costantemente sui 25°. Dentro di me la sòra Cecioni pensa: "Eeeeeeeeeeh! Quanto la fa lunga... probabilmente l'acqua del bagno non era a temperatura di sublimazione dei testicoli... vabbè, mo' trovo il timer; ci sarà un boiler da qualche parte... una lancetta che indica quanta acqua calda è rimasta... tanto alle brutte l'acqua sarà tiepidina".
La prima spia inquietante: del boiler nessuna traccia. Né del timer, o tantomeno di lancette di livello. Al loro posto, solinga e solitaria, una levetta nel quadro elettrico che permette le tre seguenti posizioni: I, Auto, 0. Scartando chiaramente la terza, mi innervosisco perché C. continua a puntare la levetta su I, lamentandosi del fatto che poi la ritrova su Auto. San Google viene in aiuto, con il sito del produttore della levetta (scaldabagno still MIA), e ci informa che la levetta torna da sola su Auto quando arriva l'ora programmata per l'accensione automatica. Ho una traccia, Watson!
Forte di un par di secoli di pensiero positivista, mi metto a tavolino, tracciando rilevamenti e grafici per determinare con una buona approssimazione quando lo scaldabagno è acceso. Nel frattempo l'acqua calda sembra apparire e scomparire con la stessa predicibilità di una visione mariana, ma io non sono ancora pronta a darla vinta a C. che continua a dire: "Non c'è assolutamente nessuna logica, ti assicuro!".
La spiegazione c'è, e io la troverò.
Dopo qualche giorno di osservazione con levetta in posizione Auto, eureka! ho un'ipotesi non smentita: l'acqua calda c'è di mattina, e la sua temperatura è direttamente proporzionale alla quantità di acqua calda consumata la sera prima. E ancora una volta la luce dell'empirismo trionfa sulle tenebre della superstizione. Gioiamo tutti insieme, fratelli: l'oscurantismo non regnerà in questa casa!
Vi dispiace se mi trattengo ancora qualche minuto in vostra compagnia? No, è che c'ho voglia di perdere tempo... sai com'è... è una bella giornata... gli uccelletti cantano... e... OK, lo ammetto, dopo quattri giorni di vittoria morale, e pur non avendo consumato un goccio d'acqua calda ieri sera, l'acqua stamattina è a temperatura sorgente boschiva. AIUTO! Qualcuno faccia un esorcismo allo scaldabagno!
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19.2.08
Ma d'altra parte
... chissenefrega, quando, neanche 48 ore dopo averlo ordinato, ti arriva a casa questa bellezza, e nel forno troneggia il primo pan brioche dell'era ballardiana.
(OK, lo ammetto: la mia deriva casalingua ha del patologico)
(però va detto pure che riguardarsi tutte le puntate di Ramsey's Kitchen Nightmares non aiuta)
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Allons accents de la patrie
Pare, si dice, si mormora che i raggi X dei controlli aeroportuali facciano spesso lo scherzetto di rovinare per sempre gli schermi dei notebook. Secondo il simpatico aggiustatore di PC di Antibes quella degli scanner sarebbe una specie di roulette russa (e daje e daje prima o poi capita) e a suo dire lui pirsonalmente-di-pirsona si rifiuta di far controllare il suo. Evidentemente non ha mai fatto scalo al JFK di New York.
Comunque, a frittata elettromagnetica fatta, di fronte a me si poneva l'alternativa di spendere 900 euro per avere un portatile italico totalmente funzionante, oppure di investirne 200, comprarmi uno schermo piatto da fighetta e trasformare l'unica tastiera italiana a mia disposizione nel giro di chilometri in un accrocchio di desktop. E alla fine ho scelto (e finora neanche una cazzo di parola accentata, destino barbino).
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12.2.08
Scene di termovalorizzazione di classe a Super Cannes
"Che palle!" diranno subito i miei piccoli lettori... "Te ne andasse mai bene una!"
No, no, fatemi finire.
Dunque, in quella che presumibilmente e' la prima tappa dei miei vagabondaggi irrequiet-sentimentali sono finita in un paese che chiamero' Super Cannes.
Non sono esattamente a Super Cannes (che esiste e lotta insieme a noi, cioe', non proprio insieme a noi, ma fra un po' ci arrivo), ma in uno dei millemila paesotti e conglomerati urbani che allietano la vista di chi decide di attraversare in macchina la Costa azzurra. Che e' un bellissimo posto, paesaggisticamente parlando, ma ha una densita' cementizia che non ricorda esempi italici di abuso edilizio solo perche' qui le amministrazioni locali hanno deciso di specularci in chiaro.
Chiamero' il paese rivierasco Super Cannes perche' la mia prima associazione mentale con la Costa azzurra e' di stampo libresco, ed e' firmata JG Ballard. Ora, sfronzoliamo pure della metafora capitalistica quest'angosciante ritratto fantasociologico: vi assicuro che i dettagli fattuali non si allontanano tanto dalla realta'.
Il senso di spaesamento che si prova arrivando qui e' reale, e non solo perche' il mio cervello continua a ragionare per rioni e l'unico fatto in grado di scuotere il mio agnosticismo praticante e' la pizza bianca calda con la mortazza (o quella con le patate di Pizzarium). Sognero' pure una casa ar Trionfale, ma riesco ancora ad apprezzare la bellezza di un albero di mimosa che sta per esplodere a due metri dal mio balcone. Oppure il fatto di poter studiare accoccolata sul divano mentre fuori c'e' la Sanremo degli uccelletti e il mare mi sbrilluccica sull'orizzonte a un chilometro scarso.
Qui ci si sente spaesati perche' la bellezza e' un ghetto. Dorato quanto si vuole, ma ghetto.
E quindi paghi per vivere in una gated community (il non plus ultra qui e' avere il guardiano all'entrata, io e C. siamo di poche pretese e ci siamo accontentati della piscina). E per vivere nell'illusione della bellezza devi infilarti in macchina prima di uscire dal cancello del residence per andare a chiuderti nel ghetto dorato del posto di lavoro, perche' bastano pochi passi per finire nella versione assolata della Cassanese mixata col Bronx, e quando vai a piedi non sai bene se preferiresti essere messa sotto da una Megane impazzita oppure scippata e picchiata da una banda di teppisti locali. Ecco, io non so se la' fuori ci siano teppisti locali pronti a scipparti e a stuprarti (di sicuro e' pieno di Megane impazzite). Ma l'atmosfera che sento prepotente e' quella. E' quella della sicurezza da comprare a caro prezzo, del "Checcazzo esci a fare, guarda che casa della madonna hai", quella della paura.
Mi consolo solo pensando che sono appena arrivata. Magari a forza di sfornare quiche mi tolgo dalla testa Ballard. Vado a cercarmi lavoro nel ghetto. Orvua'.
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11.2.08
Cominciamo bene... / 2
Cosa c'e' di peggio che svegliarsi la mattina, accendere il televisore per sentirsi un telegiornale e beccarsi una soap opera tipo Beautiful?
C'e' solo svegliarsi la mattina, accendere il televisore per sentirsi il telegiornale, beccare Beautiful, cambiare canale alla velocita' della luce e atterrare su Elisa di Rivombrosa. Doppiata in francese.
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10.2.08
Cominciamo bene...
... manco so' arrivata e il PC mi si accende su un'elegantissima schermata a righine multicolore.
Invece di rispolverare il mio francese mi tocchera' imparare l'umbro (e le sue bellissime cristonature).
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5.2.08
Election day
Qualunque cosa vi dicano, non credeteci.
Le elezioni sono a novembre.
E vince Obama.
Quelle per il condominio di Palazzo Madama potranno pure farle prima, ma non è materiale di riflessione politica. In quanto prossima italiana all'estero ringrazio di cuore il senatore Tremaglia, ma penso che darò la delega alla signora Rossi. Siamo tutte e due d'accordo: i lavori per la caldaia possono scordarseli.
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30.1.08
Cose che lascio a Roma
(rieccola... sempre un po' ansante...)
Venti paia di scarpe da ginnastica. Non è un'iperbole. Qualche fetta 40 in giro interessata?
I maglioni col cannolet. Ho deciso di celebrare il mio girovita libanese.
Un pezzo di carta chiamato legge 194. Dovesse mai venirmi il ghiribizzo di tornare, sarei grata se gli ci deste un'occhiata, danke.
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19.12.07
"Già che c'è me lo digerisce anche, per favore?"
Mamma che stanchezza.
Questo blog accusa ufficialmente una leggera crisi respiratoria nel rush finale di lavoro-avvocato-medici-assicurazione-trovacasanuova-rimettiinsestocasavecchia-
attraversalacittàcoimezzipubbliciduevoltealgiorno dei miei ultimi mesi romani.
Però sono contenta.
Non credo di riuscire più a vivere in un paese in cui la signorina che ti sta accanto di fronte al bancone del salumiere chiede quattro fettine di prosciutto cotto e poi, candida come l'aurora, aggiunge "Tagliate a tocchettini, grazie".
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3.12.07
Alla faccia dei TIR, delle dermatiti allergiche e dei linfedemi
... sono ufficialmente una licenzianda.
Licenzianda per ammmmòre.
Ho come idea che la dermatite sparirà presto.
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30.11.07
Vanity Fair
Difficilmente parteciperò a un concorso di bellezza in vita mia, ma assistere all'arrazzamento di un medico chirurgo vascolare di fronte all'ecocolordoppler delle mie zampotte e sentirlo mormorare estasiato "Lei ha delle safene fantastiche" dà le sue porche soddisfazioni. Persino in una due settimane dell'orrore come quella appena passata.
(quando è arrivato alle poplitee ho dovuto dirgli che sono fidanzata -- la cosa si stava facendo imbarazzante)
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19.11.07
Andate e moltiplicateli
Non che ritenga che una petizione possa risvegliare le coscienze dal sonno della ragione, ma farla girare sicuramente non fa male. Quantomeno è quasi tutto quello che avrei voluto dire al proposito.
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18.11.07
Forma e sostanza
- Come dite in America quando uno parcheggia in seconda fila?
- Seconda fila?
- Sì, quando ti accosti accanto a una macchina parcheggiata.
- Hm, direi "parcheggiare in mezzo alla cazzo di strada".
- Ah...
- Certo, meno poetico, eh? Però almeno non ti culli nell'illusione che non stai rompendo i coglioni a nessuno.
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14.11.07
Averci i pupazzetti in fronte
La mia vis scrittoria è costantemente impegnata in un downsizing delle attività.
Il progetto maggiore, infatti, è scrivere un romanzo (del resto, nelle parole della citazione di Google di ieri: prima sei uno sconosciuto, poi scrivi un libro e ascendi all'oscurità). Siccome il progetto implicherebbe il riconoscere con me stessa che sono seriamente capace di arrivare all'ultima pagina del summenzionato capolavoro, mi do al sottogenere narrativo delle-donne-per-le-donne, quella che ormai viene definita anche in Italia chick-lit. Chiaramente, siccome so che un giorno invecchierò e qualcuno mi rinfaccerà il mio disimpegno, sto condendo la mia prosa di citazioni borgesiane, in modo da smontare qualunque critico superficiale. Però far finta di conoscere Borges è roba impegnativa, quindi ho aperto il blog, così posso sfogare quei rari guizzi scrittori che mi animano in un'attenta analisi del mondo che mi circonda. Tipo il post che traccia un parallelo tra lo sciopero del sindacato degli autori americani e le... errr... battaglie in... cosa, lì... difesa del... ehm... welfare che hanno occupato settimane di trattavive (e garantito un sicuro ritorno d'immagine dei sindacati) per due punti... uhm assolutamente sostanziali, sì. Inutile andarlo a cercare, quel post è in bozza da una settimana.
Quindi per oggi il risultato dell'attività di sottodimensionamento è lo scodellamento di uno dei marginalia dello sciopero citato: l'intervista che il New York Observer fa al picchetto degli autori del Saturday Night Live (posso evitarmi il paternalismo di linkarlo? sì, dai, che siete tutte personcine di mondo) sul perché Obama sia clamorosamente assente dagli sketch, mentre invece Mrs Clinton si becca un ritrattino da strega niente male. Sarà mica perché il SNL è pro-Obama?
No, pare che il senatore, in realtà, non dia nessuno spunto alla satira, perché non è ancora caratterizzato nell'inconscio collettivo americano. E, con le primarie alle porte, questa non è proprio una buona notizia per il primo possibile candidato nero d'America alla presidenza.
Posto che il mio cuore tifa per Obama, più per quello che rappresenta che per la sua agenda, che per di più, a detta di molti, sarebbe poco caratterizzata - aridaje - e quindi poco incisiva; posto che se fossi negli Stati uniti forse un attimo di imbarazzo ce l'avrei (a meno di non fare come per le primarie del Pd, e farmi mettere sotto da un tir, così da non sentirmi costretta a votare per Clinton e in futuro non aver nulla per cui biasimarmi); posto tutto questo, le considerazioni del SNL mi lasciano un saporino amaro in bocca. Niente di nuovo sotto il sole, per carità. L'Africa, la Juve, il cinema, la Nutella. Il pompino, il gatto abbandonato, la stronza arrogante. Vota Antonio. Quello coi pupazzetti in fronte.
(Vabbè, ok, in Italia i pupazzetti in fronte ce li avevano tutti. Persino i bloggerz.)
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7.11.07
While my ciaramella gently weeps
No, non ho cambiato idea sul blog. È che ho un'agenda sociale pienissima e fittissima di momenti adrenalinici, tipo la riabilitazione propriocettiva o l'incontro dall'avvocato, e in mezzo fulminei spostamenti alla mirabolante velocità di 2 km orari -- 1 se sto sugli autobus.
Le ore passate sull'autobus, del resto, mi permettono di tenermi al corrente sui fatti del giorno. Del tipo: signora riceve telefonata dal figlio preoccupatissimo che la invita a tornare a casa di corsa perché i rumeni ammazzano le italiane; la telefonata avviene in pieno pomeriggio, nell'inquietante cornice del pericolosissimo quartiere Prati.
Insomma, faccio cose, vedo gente e tento stoicamente di ignorare il momento di emergenza storica, chiedendo a chiunque mi attacchi la pippa sui romeni: "Ma gli albanesi, nel frattempo, sono diventati tutti buoni?" (non ho ancora ricevuto risposta, per la cronaca). Ignorare stoicamente il momento di emergenza storica richiede però di mantenersi a debita distanza da qualunque fonte di informazione e far finta di vivere in un mondo senza tempo. Devo dire che sono facilitata nel compito da una routine quasi mortifera (grazie al pusher di divx in caso stesse leggendo: ti devo un'overdose di Weeds!), e da progetti a media scadenza che mi vedono felicemente al di fuori dei patri confini (evvai!).
Insomma, il meccanismo di rimozione funziona così bene che quando oggi pomeriggio ho sentito suonare per strada le zampogne, per un solo meraviglioso attimo ho creduto di aver sfangato ben due mesi di puttanate mediatiche (se si esclude l'intervento di Uòlter alla televisione romena, su cui sono sbadatamente incappata accendendo la TV nei fumi del sonno). E invece era solo una settimana che non aggiornavo il blog.
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31.10.07
The Omen (Nomen)
Sai quando stai male, e fai piccoli miglioramenti quotidiani, percettibili solo nell'arco di alcuni giorni? Ecco, stamattina mi guardo il piedone appena sveglio e, paragonandolo a quello di una settimana fa, mi compiaccio del fatto che si riesca di nuovo a intuire la silhouette della caviglia sotto quella granitica ciambellona dalla natura tutta da verificare che ora l'avvolge. E compiaciuta mi faccio la doccia. E compiaciuta mi accingo a fare il massaggino al ciambellone, così come consigliato dalla fisioterapista. E non più compiaciuta, ma in preda a un misto di orrore e frustrazione, mi rendo conto che dopo neanche mezz'ora (e senza neanche averlo sforzato) il piede è di nuovo gonfio come due settimane fa. E, chissà come, mi viene in mente il nome di questo blog.
Edipo. Piede gonfio.
Ce l'ho pure riaperto apposta, dopo quattro anni, perché il destino si compisse.
Siiiiiiiiiì, va bene, lo so, sono una ragazza fortunata, molto fortunata, c'erano tutti i presupposti perché accadesse ben di peggio, ringraziamo tutte le divinità di tutte le religioni monoteiste e non, comprese le leggi che governano la fisica, la termodinamica e la relatività (dimentico qualcuno?)... però sai che c'è?
Mavaffanculo.
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29.10.07
Senza "se" e senza "ma però non si dice"
Del periodo trascorso all'università (che si pone in un momento imprecisato tra l'estinzione dei dinosauri e i fatti dell'11 settembre) ricordo ancora con inalterata estasi l'epifania costituita dalla prima lezione di storia della lingua italiana, tenuta da Luca Serianni all'università La Sapienza di Roma. Una specie di linea d’ombra in sedicesimo, che divideva l’età bambina del “su qui e qua l’accento non va” dalla maturità della “lingua”, quel golem impazzito che solo un illuso può pensare di domare con le norme e le prescrizioni. E da allora ho giurato alla me stessa (quasi)filologa che l’unica grammatica prescrittiva che avrei consultato sarebbe stata l'Appendix Probi (umorismo da accademia, non c'è niente da vedere, circolare, circolare).
Visto che da quelle lezioni è passata più o meno una glaciazione, il 90% delle cose studiate allora le ho beatamente scordate, ma è ancora vivido in me il ricordo della consapevolezza acquisita che nella lingua non esistono errori, solo deviazioni (sì, ok, per carità... mettetemi una bozza bisognosa di revisione davanti e salivo come il cane di Pavlov, ma per me è come fare gli scarabocchi sul pezzo di carta quando parli al telefono).
Con quella stessa consapevolezza mi sono messa a lavorare con le parole, mie e altrui. E qui mi è capitato spesso di scontrarmi con la sindrome del “lo diceva la maestra Teresa”. Chi ne è colpito, solitamente, ti corregge “sé stesso”, meravigliandosi del fatto che tu possa aver studiato lettere e non sapere che il pronome riflessivo si accenta solo quando è in solitaria. Poi non fa niente se scrivi “sè”, l’importante è che l’onore della maestra Teresa sia salvo. Provare a ragionare con i soggetti in questione è inutile: sordi a qualsiasi tipo di spiegazione, aggrappati come le cozze alle cantilene imparate in seconda elementare, per loro la sparizione di quell’accento è materia di fede come la transustanziazione. Non ci sono, non possono esserci spiegazioni logiche che dimostrino il contrario. Una volta, di fronte a una reazione particolarmente aggressiva, ho giocato il briscolone: “E allora sai che c’è? Ma però non è un errore, solo una ridondanza”. Quella persona chiaramente non mi parla più, e credo che la maestra Teresa si stia mettendo d’accordo con quelli che fanno i lavoretti col polonio per togliere di mezzo me e le mie scomode rivelazioni.
Però siccome la luce della verità non può essere fermata né dagli accenti che spariscono, né dagli scagnozzi della simpatica signora, oggi alla mia voce si unisce quella di Stefano Bartezzaghi (grazie a Maurizio Codogno per la segnalazione), che, alle prese col suo personale allievo della maestra Teresa, lancia su Repubblica.it l'offensiva finale contro il peloso distinguo. Nel nome del sempre preclaro Serianni. Perché, come ci insegna la saggezza orientale, per crescere bisogna uccidere il maestro. Cominciando da quello elementare.
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28.10.07
Honest marketing works on the web. Indeed.
Gerry McGovern, santo patrono di noi content manager, lì nell'empireo assieme a Nielsen e compagnia usabile, se la prende con Aer Lingus, la cui strategia su web è, a suo dire, poco trasparente, ai limiti dell'inganno. E, McGovern ci insegna, l'onestà su web paga.
Deve essere un caso, quindi, se in un articolo in cui fa pelo e contropelo al marketing manager della compagnia aerea McGovern si dimentica di specificare un piccolo dettaglio: Aer Lingus era sua cliente.
The web customer is not a fool.Un caso o una dimenticanza, chiaro.
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27.10.07
Karma is a bitch
Inciampi sul nome di un blog italico (apparentemente molto "quotato") e pensi "Minkia, che nome cretino!", ma in realtà è qualcosa in più dell'essere cretino... è qualcosa che ti infastidisce dentro, e ti chiedi "Perché, perché, perché il solo nome di questo blog mi causa eritemi?"; e poi spulci i post e gli eritemi ti vengono sul serio, perché è come leggere le teorie sul social networking rilegate su cartigli dei Baciperugina, e allora concludi che nomina nuda tenemus e quindi dai per pacifico che il fastidio preventivo fosse in realtà tutta questione ortofonetica...
Però no, non riesci a darti pace, quel nome ti ronza in testa, come il ricordo di una serata passata accanto agli altoparlanti del Cocoricò... e allora scavi, scavi, scavi, scavi nelle sinapsi, fino a che - eccolo! Lì, trionfante... sepolto aaaanni addietro in Usenet.
Ieri, spammer. Oggi, blogstar.
Makes perfect sense.
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26.10.07
Le notizie della buona notte
Ho appena conquistato un numero di Bacon uguale a 2.
Se domani mattina non mi sveglio è uguale.
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24.10.07
Il widget è nudo
Diciamocelo. Le preview di SnapShots hanno frantumato i maròni (e il sito va spedito quanto me con la stampella).
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22.10.07
Cheese, buana!
L'articolo sul New York Times riguardo la misteriosa diminuzione del numero di modelle non bianche dalle passerelle mondiali è sicuramente interessante, ma meglio ancora è la postilla in fondo alla pagina.
Standing ovation per il fotografo di Vogue Italia che ci ha tenuto a precisare che la ragazza nera vestita da cameriera nel servizio uscito sul numero di settembre è, appunto, una cameriera, non una modella. Inclusa nello shooting solo "per la sua bellezza e per la sua capacità di sottolineare il tema delle foto, quello dello stereotipo della ricca donna bianca che ha servitù di colore". Proprio quando al NYT tiravano un sospiro di sollievo perché almeno su Vogue Italia c'era una modella nera.
[via Gawker]
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20.10.07
Two billion cigarettes were harmed during the making of this movie
Oh, che volete... la reclusione forzata ha stravolto le mie priorità. Ora al primo posto troneggia la visione seriale di fiction. E nella maratona fantozziana mi sono innamorata di Mad Men.
Stati Uniti. New York. 1960. Vigilia delle elezioni. La vita di un gruppo di pubblicitari (gli uomini di Madison Avenue, appunto) vista senza il prisma del sogno americano che loro stessi avevano contribuito a creare. Il razzismo ha la violenza silenziosa del quotidiano (siamo a New York, mica in Alabama); il maschilismo è talmente comune che quando il gruppetto di creativi sentenzia: "È come vedere un cane che suona il pianoforte", a proposito di una segretaria che ha tirato fuori un headline brillante, ci impieghi almeno due secondi in più del normale a tremare; quando credi di poterti almeno parzialmente immedesimare in un personaggio (il beatnik che si lancia in una tirata antimperialista contro il direttore creativo senza scrupoli) quel personaggio ti fotte dicendo alla sua ragazza: "Perché non ti rendi utile e non mi prendi un bicchiere d'acqua?".
Qui non ce n'è per nessuno. Non ce n'è per gli uomini, tutti priapici e bugiardi. Non ce n'è per le donne, casalinghe sottomesse e compiacenti. Non ce n'è neanche per quelle che tentano di alzare la testa. Anche se si vede che gli autori tifano per loro. Una addirittura la fanno chiosare con un'alzata di spalle, a proposito di un intervento invasivo su un bodycopy per un rossetto fatto dai colleghi maschi: "You know what they say: The medium is the message", una delle battute più intelligenti e fulminanti mai sentite in un serial televisivo. Non me la venissero a menare gli autori nostrani: Mad Men va in onda sul basic cable. E noi qui che quando ci va bene arriviamo a emulare i bei tempi in cui la fiction voleva dire La cittadella.
Ma non divaghiamo. Torniamo a loro. Ellroy aveva distrutto il mito degli anni d'oro americani, alzando il velo brillantinato per farci vedere il marcio della new frontier; gli autori di Mad Men hanno provveduto a fare lo stesso con quella borghesia medio-alta che del sogno americano doveva essere il testimonial principale. E nel corso delle puntate ci si avvicina ai personaggi con una lentezza magistrale, catturati in un'atmosfera glamour d'antan, fino a che un autore non ti prende la testa e te l'avvicina a forza sui verminai che brulicano sottopelle. Non è un caso che l'ideatore sia quel Matthew Weiner che ha messo mezza America in difficoltà con la loro coscienza nei Sopranos.
E così come nei Sopranos anche qui è difficile detestare i mad man veramente. E non solo perché ogni personaggio fuma almeno due sigarette a scena.
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17.10.07
Mai più senza: cavigliere insurrezionaliste combattenti
La voglio.
Update: sempre più inquietante.
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16.10.07
Lione al vento, stiam marciando, siam l'armata Brancaleon!
Non è che la vis polemica da sfogare mi manchi, quindi trovare ogni tanto dei bersagli facili e veloci con cui riequilibrare il pH del mio cervello può anche fare comodo.
Però uffa, mica posso essere tirata per la giacchetta sempre dal solito Brancaleone che parte per la crociata, gli fanno le terga a strisce e viene a sollecitare la mia solidarietà.
Qui la cronaca della crociata.
(ci terrei a precisare - a scanso di equivoci, dovessero mai i miei posteri arrivare qui - che io non leggo il Mucchio, se non per scopi sociologici, e che ci sono arrivata solo tramite 7yearwinter)
Notare come il nostro ritenga di essere arrivato alle porte di Gerusalemme, al cuore del sistema di potere clerico-fascista, mentre già è tanto che sia arrivato a Brindisi. Perché a impedirgli l'imbarco ha trovato un avversario degno della sua statura: il pm di Trani. In un turbine di pupate siciliane, il paladino cade a Roncisvalle per mano del traditore: il Mucchio viene ritirato dalle edicole di tutta la provincia di Trani (te, là in fondo! Il "Mecojoni!" s'è sentito benissimo!).
E io secondo il diretùr dovrei incazzarmi perché la copertina più demente della storia viene ritirata da 50 edicole per un'ordinanza che la ritiene vilipendio alla religione di Stato.
Non vorrei essere la solita prosaica, ma io vedo solo uno che ha sempre mostrato l'acume politico di Mara Carfagna (ma dde sinistra) impegnato a tirarsi i capelli con uno sconosciuto che, evidentemente, sta tentando di introdursi a Telepace come emulo di Sante Licheri. Solo che non è un vero pollaio se non si tirano fuori i paroloni. Libbbbertàdistampa. Sarò mica così stronza da non mobilitarmi di fronte al sacro spauracchio di noi sinceri democratici?
Noooo, non sarò così stronza. Infatti stavolta mi lascio tirare per la giacchetta e mi mobilito. Se Stèfani va a incatenarsi per protesta di fronte alla pretura di Trani io ci metto i soldi per i lucchetti. Basta che buttate via le chiavi dopo l'uso.
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15.10.07
Caro capo ti scrivo
... così mi tolgo un dubbio (ché alla quarta tua telefonata di lavoro, da stamattina alle 10, è anche legittimo che mi vengano).
Quale tra le parole "Mi ha messo sotto un camion" non ti è chiara?
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12.10.07
Merende diversamente abili
(ovvero: "Di come l'edipèo sfoggia anche il vestitino da gourmet")
Sfornare i pan brioche più buoni della galassia è un gioco da ragazzi per la nostra eroina. Tutt'altra musica quando le condizioni dell'eroina le permettono tuttalpiù di arrancare sulle stampelle per arrivare in bagno. Perché chiaramente, passato lo spavento, ora sono in preda a voglie da partoriente bulimica difficilmente saziabili.
Quindi io e i miei tre arti sani (più le arzille stampelle) ci siamo recati in cucina e, nell'invidiabile tempo di 5 minuti 5 (rantolamenti e bestemmioni compresi), con strategie degne di McGyver abbiamo arrangiato la seguente ricettina da gastrosofi azzoppati.
Madeleine dell'amarcord dagli antipodi alla Maremma [1]
Ingredienti
1 rosetta (buona, mi raccomando)
50 gr di cioccolato fondente 70% Whittaker, Nuova Zelanda [2]
2 cucchiaini di marmellata di fichi di Capalbio [2]
Tiranneggiare i malcapitati familiari per far loro disporre gli ingredienti sulla tavola, o, in caso i familiari abbiano deciso di darsi per evitare le corvée, dotarsi di sac-à-stampel®, busta di plastica da agganciare alla stampella per il trasporto di materie prime e utensili in cucina.
Tagliare la rosetta a metà. Disporre sulla metà inferiore il cioccolato fondente. Spalmare la metà superiore con la marmellata di fichi. Richiudere. Servire immediatamente.
[1] Ok, il nome è rosetta con la cioccolata come la faceva nonna: e così sicuramente l'avrebbero chiamata quelle brave persone di Bir&Fud (che così c'ho pure la scusa per linkare il blog). Però poi non faceva gastrosofo.
[2] Vedi? Non può essere la rosetta con la cioccolata di nonna. Col cazzo che nonna si sarebbe allontanata più di 10 metri per comprare cioccolato e marmellata.
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11.10.07
Le meraviglie del corpo umano reloaded
Altro che Niki Sanders. Oggi ho scoperto che ho il potere di bloccare un auto-articolato di alcune tonnellate con la sola forza del piede. Sinistro. Sì, vabbè, qualche ammaccatura, ma l'auto-articolato sta messo peggio.
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8.10.07
Abbiamo un grande futuro (alle spalle)
(segue un viaggio istantaneo all'interno della natura umana; montessoriani, girate alla larga)
Occhioni blu, capelli lunghi, vaporosi, e color gelato al caffè[1].
Ciglia da cerbiatta, articolazioni lunghe e affusolate[2].
Otto-nove anni. Non di più.
Ce l'ho accanto mentre mi studio il contenuto delle macchinette della palestra, alla ricerca di un integratore che mi permetta di guidare a casa senza svenire dopo 3 ore di allenamento.
Ed è con divertimento che registro la manina furtiva che si insinua nella fessura della prima macchinetta, nella vana ricerca del resto dimenticato da qualcuno.
La guardo.
Sfugge il mio sguardo.
E si sposta alla macchinetta al lato opposto.
E il divertimento si trasforma in lancinante disprezzo mentre la vedo infilare la manina nella seconda fessura. Invano anche stavolta[3].
La guardo. Infilo i miei spiccioli e seleziono l'orrendo bibitone vitaminico.
Mi guarda. Vaga e assente, come una mucca colta in flagranza di ruminaggio.
La guardo. E mentre arraffo il bibitone mi dipingo in faccia una muta litania di espressioni offensive[4], tutte orbitanti intorno al tema del furto e della taccagneria.
Mi guarda, e si appoggia alla seconda macchinetta.
La guardo, sorseggio e mi appoggio anch'io alla macchinetta che ancora non ha controllato.
Sembra un film di Sergio Leone.
Potremmo guardarci negli occhi per ore.
Io armata fino ai denti.
Lei, stolida e vaporosa, sgranchendo la manina arpionatrice.
Potremmo andare avanti per anni, ma lei è l'angioletto sadico, quella che fa sentire inferiori le sue compagne di classe perché non hanno l'ultima Bratz. Lei lo fa di mestiere.
Potremmo andare avanti per ore, ma ho trent'anni e passa, cazzo. E un appuntamento in centro che sto per perdere.
Vaffanculo, stronzetta, hai vinto. Tieniti la macchinetta.
Me ne vado su per le scale.
No, no, non ce la faccio. Scendo di corsa i pochi gradini, e la becco lì, con la manina rapace nella fessura numero tre.
"Se', perché se c'era il resto lo lasciavo per la bella faccia tua".
Trent'anni e passa. Ne è valsa la pena.
[1] I capelli ti cadranno tutti, a forza di stirarteli, perché hai già negli occhi quella tensione neo-proletaria che spinge donne apparentemente normali a voler girare con filamenti cheratinici vulcanizzati in testa.
[2] La cellulite viene anche a te, non illuderti.
[3] I bambini zingari, eh?
[4] Tanto non le avresti capite. E possibilmente non le capirai neanche a 30 anni. Sarai ancora impegnata a ricordare a memoria i nomi dei tronisti.
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4.10.07
A regazzi'... emmo' t'ooo buco 'sto viral marketing...
Sì, sì. Hope Wilcott è sparita. A-ha.
Avranno provato a cercarla nel bosco di Blair?
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3.10.07
Le salutari soddisfazioni
Estratto dal ciacolamento quotidiano di prammatica col fidanzato
You inspire me to be a better person. I was having an apple and thinking that when we start the new life I was going to eat more fruit...Mica pizza e fichi. Mele. That's ammmmore.
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1.10.07
Cose che non si possono mettere sul CV (aka: Le porche soddisfazioni)
Un avvocato di grido (con tanto di noto pregiudicato forzitaliota nel carnet) sta studiando una cosa scritta da me per lavoro, tentando (inutilmente) di ravvisarvi "estremi di reato" (sic). Non è una sceneggiatura di Bregovic tratta da un racconto inedito di Kafka. Però ho riso uguale.
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27.9.07
Che mangino brioche!
Ultimamente sono un po' nel pallone.
C'ho in testa tutta una serie di sospesi, più varie pesantezze mentali, senza contare quel paio di sceltucole esistenziali, che tendono a occupare il 99,999% della mia attività neuronale.
E quindi, con sommo gaudio, mi sono persa tutto il piroettare delle ballerine e le capriole dei nani degli ultimi giorni. Giuro che mi rimetto in pari (cioè, lo sto già facendo). E quindi anche io ho da dire la mia su questo mondo in cui Grillo va alla Columbia University vestito da bonzo tibetano, e viene contestato da un picchetto di Giubbe rosse omosessuali. Oddio, forse mi sbaglio. Forse era la Guardia nazionale. Vabbè, whatever. Insomma, quello che voglio dire è che, fino a che non si installa il primo governo Bersani, io non voglio sapere niente. Citofonatemi quando sta per giurare, così mi guardo la diretta sulla Rai -- ci penso io a consolare Francesco e Clemente, che chiaramente non ne faranno parte. Cosa non farei per Pigi.
Comunque non è neanche questo l'argomento del post. Perché nel compulsivo vagare intertestuale (di cui sarebbe difficile dar conto, ma che posso ricapitolare sommariamente con: Grillo -> antipolitica -> PD -> primarie -> Adinolfi -> sostenitori di candidati assurdi alle primarie del PD) sono capitata su un blog (e su un post in particolare) in cui ci si augura che i gay la smettano di fare coming out. Il tutto posto in maniera molto garbata, con tanto di iniziale "ricorso all'autorità" per sgombrare il campo qualunque sospetto ("se ho tanti amici gay, non posso essere bigotta nei loro confronti"), e con sventagliata di credenziali: vorrete mica dare addosso a una scrittice di sinistra?
Ora. Siccome il 99,999% dei miei neuroni è impegnato a far altro, non darò addosso a nessuno. Mi chiedo solo: gli scrittori di sinistra si sono accorti del casino che è successo per i Pacs? Perché magari potrebbero anche aver assorbito l'informazione che i cittadini italiani omosessuali non hanno gli stessi diritti di quelli eterosessuali. E magari evitarsi un mini-manuale di fallacies per giustificare un loro personalissimo problema a rapportarsi col diverso. Capita anche ai migliori.
Questo malriposto senso del pudore ha tutta la potenza urticante del farisaismo misto alla deliziosa ingenuità di Maria Antonietta, quando, infastidita dalla pochezza dei problemi del popolo affamato, li invitava a trovare fonti alternative di nutrimento. E si definiscono pure di sinistra. Vabbè.
Ora torno a dormire. Svegliatemi quando succede quella cosa che sapete.
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19.9.07
Scio-indie-nismo
Ci sono milleeuno ragioni per leggere Gawker, ma qui ne ammetterò una sola.
La stagista Sheila analizza le firme di Pitchfork e scopre che a scrivere le recensioni c'è una percentuale di donne dell'8%, mentre il 14% è rappresentato da tipi che si chiamano Mark.
Li amo. Quelli di Gawker, chiaramente.
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14.9.07
Ho un sassolino nella scarpa "Ahi!"
Fare il consulente per una pubblica amministrazione in cui sono state impiegate scimmie antropomorfe può essere un lavoro molto frustrante. Eh no, non si tratta del Bioparco.
Vado a recuperare un sacchetto di noccioline, magari riesco a creare un diversivo.
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Ehi? Regia?
E va bene. Osserviamo il sintomo costituito dalla mobilitazione del Vaffa-day.
E preoccupiamoci delle conseguenze che potrebbe avere la spaccatura Fiom-Cgil.
E indignamoci per le idiozie di Calderoli. Tanto una in più, una in meno...
E chiaramente aggiungiamo l'ulteriore quota nel monte-vergogna di avere Mastella nello stesso schieramento.
Ma qualcuno mi spiega perché la notizia che il petrolio abbia superato gli 80$ al barile si limita a chiudere l'edizione delle 23 del TG Notte - Bricolage e punto croce?
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13.9.07
Preparazione atletica
Sto cercando le frasi adatte per sfilarmi dal progetto a cui sto lavorando. Dato che immagino di incontrare qualche resistenza da parte del committente, ho deciso di allenarmi ripassando le immortali parole del maestro. Jake Blues.
Jake: [Falling to his knees before her] Oh please don't kill us. Please, please don't kill us. You know I love ya baby, I wouldn't leave ya. It wasn't my fault.
Woman: You miserable slug. You think you can talk your way out of this? You betrayed me.
Jake: No, I didn't. Honest. I ran outta gas. I had a flat tire. I didn't have enough money for cab fare. My tux didn't come back from the cleaners. An old friend came in from outta town. Someone stole my car. There was an earthquake, a terrible flood, locusts. It wasn't my fault! I swear to God!!
Woman: Oh Jake, Jake, honey.
[Jake embraces her in a passionate kiss, then drops her in the mud.]
Jake: [To Elwood] Let's go.
Elwood: [To the Woman] Take it easy.
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12.9.07
Delle due l'una
(post a tenore strettamente romano)
- E voi dov'è che abitate?
- Io a Cipro.
- EH?
- Cipro. Fermata metro.
- Ah, boh... e tu?
- Aurelio...
- ...
- Baldo degli Ubaldi.
- ...
- Fermata. Metro.
- Eh, boh...
(attimo di silenzio imbarazzato -- vabbè, facciamo finta di ricambiare l'interesse)
- E voi in che zona abitate?
- (in coro) Al Pigneto! Dal 5 luglio!
- Il che fa di voi due wannabe in ritardo o due borgatare di ritorno?
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5.9.07
Domanda del giorno
[...] Che significa essere "moderati"? Essere un po' contro le unioni civili? Essere moderatamente contro l'eutanasia? Essere al 50% come Schifani?
Chiaramente per i wuminghi la domanda è retorica, ma ce ne fosse di retorica così socratica in giro.
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1.9.07
Mandereste vostra nonna in galera
No, non parlo a quei giornalisti che infiorettano lunghi ed elaborati servizi sulla pazzia di Hugo Chavez che sposta indietro di mezz'ora l'ora ufficiale (hello! il Venezuela si trova in un fuso orario abbastanza singolare vista la sua posizione rispetto ai meridiani, tanto che gran parte del suo territorio sarebbe addirittura a UTC -5 -- ma si sa, non sia mai che il giornalaro italiano si scomodi a guardare le figure su Wikipedia; chiaramente il giornalaro italiano non sa che sono molti i fusi orari sfalzati sulla mezz'ora rispetto al meridiano di Greenwich; e vagli a spiegare al giornalaro italiano che così il Venezuela risparmierà un fracco in energia elettrica: per il giornalaro italiano il mondo finisce a Tor Pagnotta).
Insomma i giornalari italiani manderebbero la nonna in galera, non lo scopro adesso, ma oggi non ce l'ho con loro.
Ce l'ho con quelli che immancabilmente, con cadenza almeno semestrale, nell'immancabile discussione su amore e sentimenti chiudono i giochi con: "Eh... non c'è niente da fare... aveva ragione Marco Ferradini... in amore bisogna essere stronzi! Sennò te la pigli nel culo!". Sì, dico proprio a voi, i cinici della posta del cuore. Voi che, per annichilire l'interlocutore, vi sparate sempre le parole del Maestro. Quelle contro cui non c'è confutazione che tenga.
Io, a voi, volevo solo farvi notare che la canzone, dopo quella strofa, continua. E che il narratore dice al cinico "Mannò, dici così perché te la sei presa nel secchio, guarda che 'ste minchiate non funzionano, devi essere te stesso, lascia aperta la porta del cuore, e tranquillo che poi l'amore arriva". Perché Ferradini ha scritto una canzone quasi mortificante nel suo piatto buon senso. Pallosa sì, ma non un'istigazione a delinquere emotivamente.
Quindi, ricapitoliamo: il fuso orario non è stato trasmesso come dogma inviolabile da Dio ad Abramo; al telegiornale dicono un sacco di stronzate, tanto per cambiare; al prossimo che mi cita a sproposito Ferradini gli arriva un diretto sul setto nasale; e, visto che vi imparate le canzoni a memoria, imparatevi anche il cazzo di finale.
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30.8.07
Tu si 'na malafemmina
Ti rendi conto che tu e la femminilità avete qualche conto in sospeso quando:
- dedichi metà delle vacanze a un seminario di arti marziali per prenderti a bastonate per sette-giorni-sette;
- le piante dei tuoi piedi, di conseguenza, si trasformano in un romanzo dell'orrore scritto in braille,
- e non chiami nel panico la pedicurista;
- davanti a uno sciacquone incassato a muro che perde ti viene l'inopinata voglia di metterti a giocare con galleggianti e tubi invece di una più sana crisi di nervi;
- porti religiosamente a lavare il mezzo a due ruote;
- al fidanzato che ciangotta felice a proposito della macchina che vuole comprarsi, prodigo di dettagli su colore della carrozzeria e delle tappezzerie, chiedi spazientita: "Sì, ma che motorizzazione?"
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Sto trattenendo il respiro
... in attesa che l'Unione europea rimpingui gli introiti della Finanziaria 2008.
Mi rendo conto che potrei morire cianotica, sì.
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17.8.07
E il serpente? Che dice il serpente?
Il vescovo di Locri non è che dica cose fuori dal senso - a patto che nel "senso" si voglia far rientrare quell'ineludibile sottosenso cristiano del "Siamo nati per soffrire. Amen."
Anzi, forse negli appelli del vescovo di Locri alle donne della 'ndrangheta c'è una suggestione brillante, anche dal punto di vista di una laica praticante: se il nucleo su cui si fonda la criminalità di stampo mafioso è la famiglia, un aiuto forte nello spezzare gli anelli della catena potrebbe venire dalle madri, mogli e sorelle mafiose. Suggestivo, eh?
Certo, c'è da sospendere il dubbio, e passare sopra il fatto che il concetto di "famiglia" in 'ndranghetese, o mafioso in senso lato, non implica un atto di copulazione a scopo riproduttivo, né un papà-mamma-e-passeggino in marcia trionfante verso la piazza del Family Day; ma abbandoniamoci comunque alla suggestione, e facciamo finta che funzioni, che in fondo a Rosetta Cutolo battesse un còre de mamma e non quello di una furfante di professione.
Solo che poi a un certo punto il vescovo di Locri svalvola, e di fronte alle telecamere del Tg1 arriva ad affermare che le faide avvengono per decisione delle donne e che gli uomini sono meri esecutori. Ah, ecco. Ora vallo a spiegare a quelli che hanno progettato le carceri di massima sicurezza, con tutti quei cessi per uomini; e chi farà la strigliata di capo a quegli agenti delle forze dell'ordine che si sono fatti sfuggire Crocifissa Provenzano per acchiappare quel pesce piccolo di Bernardo?
Non so perché (figura retorica), ma negli ultimi anni, in quanto donna, sto sviluppando una certa sindrome da accerchiamento. Per amore di dialettica mi ci metterei pure a discutere con lorsignori, ma credo che impiegherò più proficuamente il mio tempo nella ricerca di una tutina ignifuga. Me l'ha consigliato il serpente.
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7.8.07
O con Franza o con Spagna, basta che se magna
Quello che segue è un estratto da rant telefonico di fidanzato lontano.
"Mi sto cucinando la tua pasta biologica. Ah, fa schifo. Vabbé, insomma, stavo mettendo il tuo sale himalayano, ma lui ha cominciato a fare 'pffffft' qui e 'pfffft' lì. Ora devo usare il suo sale di Salaminchia, perché il tuo sale himalayano è solo salgemma, invece il suo è marino e devono averlo raccolto durante il plenilunio, ed è molto meglio. E comunque siete due nazisti di merda. Io sono un povero ragazzo americano che fino all'altroieri mangiava la pasta e metteva il sale. Già mi sono dovuto adeguare col milione e mezzo di vini. Adesso pure il sale. Vi odio."
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6.8.07
Some Velvet Morning
Some velvet morning when I'm straight
I'm gonna open up your gate
And maybe tell you 'bout Phaedra
And how she gave me life
And how she made it in...
(sniff)
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4.8.07
Dubbio: ringraziare gli amici dal blog è indice di scarse abilità di socializzazione?
Boh?
Intanto, grazie Massime'.
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C'è del largo in Danimarca
Non ho mai particolarmente amato l'Italia. No.
I rapporti tra me e o' paese d'o sole sono piuttosto tesi.
E non è una paturnia radical-scic da età adulta, giuro.
Io l'Italia l'ho sempre cordialmente detestata.
Fin da bambina subivo come una sorta di invisibile e onnipresente forca caudina la sfilza di eventi all'insegna del cerchiobottismo (in seguito riciclati, ripintati ed esportati con successo come 'machiavellismi') che vanno sotto il capitolo "storia italiana". Mi vergognavo per la costanza con cui riuscivamo a inanellare figure da cioccolatai. Ma mica perché perdevamo le guerre, no. Era il misto di insopportabile faccia da culo e criminale ingenuità con cui affrontavamo eventi più grandi di noi che mi mandava ai matti. E poi coma si fa a uccidere Corradino di Svevia, perdìo?
Guardavo la mia compagnuccia delle elementari, e non le invidiavo il già notevole stacco di coscia, né il capello biondo grano, né la casa che sembrava appena uscita da uno di quei mobilifici tutti wengé-cromi-e-acciai con le vasche da bagno a forma di fagiolo sgusciato. No. Le invidiavo la mamma svedese e la nonna che abitava in una città dal nome irripetibile. Perfino gli orrendi maglioni finto-lapponi erano oggetto di desiderio.
Guardavo la prima débacle calcistica italiana di cui sono stata testimone cosciente, e alla prima salva di "E' colpa dell'arbitro" ricordo perfettamente una fitta dolorosa di disprezzo verso una nazione che stava vivendo un momento di rimozione collettiva. "Non siamo stati noi! Noi siamo sempre bravi!".
E così anche io mi sono data alla rimozione, e ho deciso che avrei avuto origini danesi. Avevo un libro di Andersen in mano, mi piacevano le illustrazioni con le casette a traliccio e in qualche secondo era fatta. Ricordo l'immediato sospiro di sollievo. Tanto avevano potuto sulle mie spallucce bambine pochi anni di italianità.
Chiaramente è già da qualche anno che sono pienamente cosciente di non avere niente a che fare con la Danimarca (non l'ho neanche mai vista), ma i nostri rapporti evidentemente non sono finiti qui. L’altro giorno, in un momento di shopping compulsivo all’estero (dove i saldi sono saldi...), mi si appanna la vista di fronte a una maglia bellissima. Di una marca danese che negli ultimi anni è diventata piuttosto conosciuta anche in Italia. E infatti la maglia l’avevo già vista a Roma. E l’avevo provata. Solo che mi stava tipo laccio emostatico. Con la commessa che continuava a dirmi: “Eeeeh, questa linea la fanno fino alla M... sa com’è...”.
No, non so com’è, perché ora di fronte a me c’è il laccio emostatico, taglia L. E non mi sta a laccio emostatico, mi sta bene. E costa la metà che a Roma. La capitale della nazione dove indossare dalla taglia 46 in poi corrisponde a un crimine da punire con la mortificazione dei sacchi di patate della collezione Elena Mirò. E la commessa straniera si fa un sacco di risate quando le racconto l'episodio. “Vuoi vedere la XL?”.
No, non la voglio vedere la XL, voglio vedere la faccia della commessa romana quando le sventolerò sotto il naso il laccio emostatico in taglia L, insieme alle statistiche sulle misure vitali delle donne danesi. Il debito di riconoscenza verso la nazione che anni fa mi ha salvato da una verità troppo pesante da sopportare è oggi ancora più grande. Large, indeed.
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3.8.07
Relazioni a distanza: come sopravvivere alle partenze
[...]
Tentativo #38345
"Meno male che torno al lavoro, che io senza far niente proprio non ci riesco a stare..."
Tentativo #38346
"Cheppalle, non se ne poteva più di quelle belle giornate con 23°C! Vuoi mettere il sole italiano?"
Tentativo #38347
"Evvai! Sono arrivata a 19mila miglia da frequent flyer! Dai, che con altri 8 voli in 3 mesi vinco il pratico e colorato borsone mare!"
Tentativo #38348
"Cosa c'è di meglio di una bella botta di insonnia per aggiornare il blog?"
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1.8.07
Tu chiamale se vuoi: opinioni
In inglese c'è questo aggettivo, opinionated, che a tradurlo cosí, letterale letterale, ti dà l'idea di una connotazione qualitativamente neutra: "che ha opinioni".
Proporlo a una platea di uditori italiani poco avvezzi all'albionico idioma, ma magari versatissimi nella tricolore arte dell'oratoria da barsport, poi, potrebbe addirittura suscitare l'ilarità generale per la banalità semantica: "Eccemancherebbe... cazzo campi a fare se non hai opinioni?"
Insomma, io quando sono incocciata in questo aggettivo per la prima volta, rendendomi conto che si porta dietro una connotazione negativa, del tipo "uno che ha opinioni e non si fa scrupolo di farlo sapere al mondo", ed essendo io persona che le opinioni ama dispensarle (non a tutti, ma a pochi scelti sí, e a pacchi), insomma ci ero rimasta un po' male pensando che a un qualunque anglo-sassone io potessi apparire opinionated. Insomma, noi italiani magari ci facciamo poco caso, ma le opinioni personali sono tema assai delicato, e nel sentire comune degli altri, magari poco avvezzi al barsport, possono apparire anche assai invasive.
E cosí, pur avendo posto al fidanzato anglofono tutta la sfilza di domande di ordinanza ("Do you think I'm beautiful?" "Do you love me?" "Do I look fat in this?") mai mi ero arrischiata a porgli il cruciale quesito: Do you think I'm opinionated?
Fino a ieri sera. Quando sono incocciata nell'amico francese del fidanzato, nel campione mondiale di opinioni dispensate per minuto, nel Gervasetto cisalpino. Dopo due minuti di conversazione, non ce n'era piú per nessuno: la casa del mio fidanzato andava rifatta cosí e colí; la sua società doveva occuparsi di questo e di quello; la Francia sta messa politicamente peggio che l'Italia (qui hanno riso anche quelli del tavolo accanto, e la conversazione non si svolgeva in Italia...); il miglior modo di metter su una work station casalinga; il miglior cibo giapponese; la migliore erba (la conversazione si svolgeva in luogo depenalizzato); et caetera, in saecula saeculorum. Nessuno osava contraddirlo. Amen.
Tornati a casa, prendo finalmente coraggio.
"Wow... your friend really... ahem... likes to discuss about everything..."
"Hell, yeah... he's really opinionated."
"Oh... do you think I'm opinionated too?"
"Yeah... but in a good way."
(phew)
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