8.7.08

Dieci ragioni per scappare dalla Costa azzurra (post ad alto tasso di livore)

10) Riviera Radio: unica emittente locale in lingua inglese, grazie al fatto di essere nel principato di Monaco può fottersene del protezionista legislatore transalpino che costringe le radio a trasmettere almeno il 40% di canzoni di autori francesi o francofoni (e ancora andiamo bene: in Québec la percentuale si alza al 65%). Riesce tuttavia a fottersi l'indiscusso vantaggio trasmettendo sempre le stesse cento canzoni (giuro che non è un'iperbole), quasi tutte vecchie e mai vintage. Alla terza volta che in un giorno ti tocca supparti quella lagna di Get To France di Mike Oldfield cominci a maledire il momento in cui tu hai messo piede in terra di rane.

9) Larghezza delle corsie stradali: io capisco che c'era bisogno di tanta superficie per costruire tante case per fare tanti soldi con i tanti turisti che qui arrivano. Ma dovevano proprio risicarla dalle corsie stradali? No, perché c'è appena spazio sufficiente per far passare una macchina, nemmeno troppo larga. E meno male che mi sono fatta due anni di terapia, lavorando tanto sul concetto di fiducia. Perché bisogna averne tanta nel prossimo per riuscire a farsi il lungomare di Cagnes sur Mer senza essere ossessionati dall'idea che alla guida della prossima macchina che sorpasserai c'è uno che soffre di spasmi muscolari.

8) Educazione: formali fino allo spasimo, barocchi come un tabernacolo leccese, per finire una mail devi augurarti che il destinatario sia ben disposto nell'accettare l'espressione più distinta dei tuoi sentimenti più elevati; qualunque dichiarazione meno entusiastica causerà molto probabilmente una reazione di schifata degnazione per la barbara cultura che ha formato le tue maniere. Salvo poi incontrarli sul pianerottolo: col cazzo che rispondono a un semplice "Buongiorno".

7) Traffico: "Beh, sì certo, d'estate qui è molto affollato... però, ah! Vedrete! L'inverno te la godi tutta la Costa azzurra". Cercavamo di ripetercelo tipo mantra quel giorno in cui siamo rimasti bloccati dentro Cannes e abbiamo impiegato 35 minuti per percorrere poco più di 5 chilometri. Era il 20 febbraio. Era solo un assaggio.

6) Escrementi canini: delle due l'una, o qui si sono tutti convinti dell'opportunità di aumentare il potere drenante dell'asfalto con una spalmata di cacche di cane (il tuo vicino ci mette il materiale, tu ci metti il potere spalmante), oppure il rispetto del francese medio per chi se ne fotte bellamente della cosa comune perché ha il culo troppo pesante (e lo sfintere troppo largo) è addirittura superiore a quello dell'italiano. Perché almeno in Italia qualche eroe che urla appresso ai padroni incontinenti l'ho visto. Qui, mai. E sconsiglio vivissimamente di indossare un qualunque tipo di scarpa aperta a Nizza.

5) Paternalismo e condiscendenza: credo che il processo mentale medio con cui un locale si rapporta al mondo si formi spesso sul seguente postulato "Posto che sei un imbecille. Non ti chiedere perché: sei un imbecille. Sei altro, quindi imbecille. Se anche fossi francese saresti un imbecille perché non sei me, ma per giunta sei straniero, quindi al massimo sei al livello di uno scimpanzè dotato di parola. Ecco, ora possiamo interagire". Perché altrimenti non mi spiego la mia padrona di casa che mi ripete per la sesta volta cos'è un addebito su conto corrente bancario. Nè come mai per legge ogni piscina debba avere un allarme, per proteggere i bambini che cadono accidentalmente in acqua (ma d'inverno ho visto solo allarmi disattivati perché i bambini francesi cadono sì accidentalmente nell'acqua, ma mica quando fa freddo: li prendi forse per imbecilli?). O perché il simpatico ristoratore di Biot si dipinga in faccia un sorriso di degnazione quando gli comunico che no, non è vero che l'unico ripieno possibile dei ravioli in Italia è ricotta e spinaci. "Non, non!" Che cazzo ne vorrò sapere io, che sono italiana, eh?

4) Servizio, chi era costui? Non ce n'è, pubblico o privato, gratis o a pagamento, qui le cose vengono spesso graziosamente concesse. Che tu stia pagando 200 euro per mangiare al ristorante stellato, o che tu sia in fila per mandare una raccomandata, le probabilità di incontrare un grazioso concessore sono altissime. Per ottenere qualcosa dal grazioso concessore, non importa che tu stia pagando fior di soldi, devi dipingerti in faccia un'espressione di infinita riconoscenza (o professarla al telefono, in caso di servizio clienti). Lui o lei, probabilmente, ben consci della loro importanza e dell'entità della graziosa concessione che ti stanno facendo, probabilmente ti tratteranno un po' bruscamente. Ma tu non desistere, non lo fanno mica per cattiveria: è solo che vogliono ricordarti che nella vita niente va mai dato per scontato. Anche se lo paghi a prezzo pieno. E non ribellarti. Il perché lo spiego al punto successivo.

3) Regole. Credo che su questo punto la Francia del sud viva una schizofrenia assolutamente inconciliabile. Da un lato l'esuberante italianità che le è congenita (vedi gente alla guida, quell'aria di melodramma che ogni discussione un po' animata generalmente assume, diffusa propensione a mettertela nel didietro appena possibile), dall'altro quella rigidità tutta burocratica e transalpina per cui le cose si fanno in un modo (è scritto da qualche parte) e da lì non scappi. Che non è la stessa rigidità burocratica dei paesi più a nord, perché lì la burocrazia è ferrea ma equa. Qui ho visto regole cambiare da un giorno all'altro. Sempre in bocca alla stessa persona. Probabilmente la seconda volta non ci eravamo spalmati la faccia di infinita gratitudine. Perché altrimenti non si spiega come mai un contratto di affitto intestato a noi medesimi non è valido come prova di residenza.
Sottopunto: "Non mi compete". Pensavate di aver visto il massimo del concetto espresso dall'impiegato delle poste, eh? Illusi.

2) Catch 22: uno per tutti. Per affittare una casa hai bisogno di un lavoro, e per aprire un conto corrente hai bisogno di un indirizzo di residenza. Senza conto corrente non puoi ottenere una tessera sanitaria, e senza tessera sanitaria non puoi ottenere un lavoro. Facile, eh? Il che mi fa pensare che ci sia un test preliminare per assumere chi si occuperà di process management in questa nazione, per verificare che il QI del candidato sia inferiore a 10. Oppure, cosa più probabile, che tutti i processi siano stati disegnati in modo che chi ne è a capo possa decidere discrezionalmente se fare o meno un'eccezione per te, aggirando la regola. Perché ah? non l'avevo specificato? Il punto 3 di norma non vale se sei un massone, se ne conosci qualcuno, o se hai tanti soldi da buttare (il che spesso si equivale).

1) Chronopost International: il gruppo postale delle spedizioni, la classica goccia che fa traboccare il vaso. Quando pensi di averne abbastanza, che finalmente stai per andartene, che, vabbene, abbiamo due modi di vedere la vita differenti, separiamoci così, in pace e non se ne parli più, ecco... arriva il bello.
Sei lì online, che sul sito Chronopost c'è l'opzione di spedizione dei pacchi a un prezzo decente. Compili perfettamente tutti i campi, concludi l'ordine, fai per pagare con la carta di credito così come hai già fatto mille volte su siti francesi, inglesi, tedeschi, statunitensi, persino cinesi e giapponesi, e il sistema ti rifiuta il pagamento. Chiami Visa, tutto a posto, disponibilità residua per fare questo e almeno altri dieci pagamenti del genere. Riprovi. Niente. Chiami. Una, due, tre volte. Una volta tanto il servizio clienti è gentilissimo, ma non hanno idea di cosa stia succedendo. Intanto le ore passano, e tu devi sbrigarti a concludere l'acquisto perché gli scatoloni vanno spediti entro due giorni. E qualcuno deve venirli a prendere. Ti chiamano dopo otto ore per svelarti l'arcano. Chronopost International non può accettare la tua Visa perché è italiana (il tono, in compliance del punto 5, sarebbe stato equivalente se avessero dovuto riferire che non possono accettare banconote del Monopoli). E si scocciano che tu non possa usare il tuo account Paypal (avete mai provato a perdere una carta di credito e poi registrarne il duplicato su Paypal? Ecco, non provateci) e che tu non abbia più un conto in Francia ("STO TRASLOCANDO, COSA CAZZO CI FACCIO CON UN CONTO IN FRANCIA?"), e che tu non possa chiedere a qualcuno di usare la loro carta di credito francese. Certo, sei tu che sei sbagliato, mica loro che si professano giganti europei del supply chain e usano una piattaforma di e-commerce da venditore di fusaglie.
Insomma, alla fine dopo varie telefonate trovi l'unico cristo che conosci che non è in vacanza (da giugno sono tutti in vacanza!) e ti fai trenta km avanti e indietro con tutto il cash che riesci a recuperare (il resto verrà consegnato due giorni dopo, sempre facendo sessanta km complessivi, per la gioia dell'Opec) e finalmente riesci a concludere l'ordine con la sua carta di credito che canta la Marsigliese. Ritorni a casa ma non puoi fissare l'appuntamento per il prelievo della quintalata e passa di scatoloni, è tardi. Quindi la mattina dopo alle 8 chiami, solo per sentirti dire che sì, ti hanno informato bene: è possibile pagare il servizio in contanti, ma solo nel caso in cui si è acquistato il servizio presso un punto Chronopost. Se si è acquistata la spedizione online, bisogna pagare il prelievo online. Il sistema non permette aberrazioni.

Perché chiaramente sono io che sono aberrante. Qui funziona tutto benissimo.

PS Non vi racconto di come mi sono dovuta caricare la quintalata e passa di scatoloni, farmici le scale, riempirci la macchina usando anche gli interstizi tra sterzo e cambio, il tutto nell'indifferenza generale dei cortesissimi vicini, che pur avendomi vista sudata, affannata e quasi in lacrime, sono riusciti solo a dire "Bonjour!" una volta tanto (graziosa concessione, immagino).

PPS Per i francesi che incappano in questo post. Sono reduce da un mese di puro delirio burocratico, logistico, umano e finanziario nella vostra bella nazione. E sono incazzata come una serpe. Non prendetela sul personale, perché vi assicuro che se l'avessi presa io sul personale a quest'ora mi sarei macchiata di pluriomicidio. Ci sono tantissime belle cose in Francia. E' solo che la maggior parte delle persone che ho incontrato ultimamente fanno a gara per farmele dimenticare.

E ora questo blog chiude i battenti per un meritato (e sudatissimo) trasloco.

2 commenti:

IZ ha detto...

Solidarietà incondizionata. Ma se avessi nostalgia delle cacchedicane, fa' pure un salto a Borgo S. Angelo (con le scarpe chiuse). Alcune (cacche, non scarpe) si vede benissimo che non sono neanche di cane. Abbracci.

Paola ha detto...

Grazie! Dopo la vomitata di bile mi sento assai meglio. Ora credo che potrò guardare con occhio umido i caprini che lascio al loro destino.
Borgo S. Angelo... sampietrino e cacca... ah! che tempi!