20.10.07

Two billion cigarettes were harmed during the making of this movie

Oh, che volete... la reclusione forzata ha stravolto le mie priorità. Ora al primo posto troneggia la visione seriale di fiction. E nella maratona fantozziana mi sono innamorata di Mad Men.

Stati Uniti. New York. 1960. Vigilia delle elezioni. La vita di un gruppo di pubblicitari (gli uomini di Madison Avenue, appunto) vista senza il prisma del sogno americano che loro stessi avevano contribuito a creare. Il razzismo ha la violenza silenziosa del quotidiano (siamo a New York, mica in Alabama); il maschilismo è talmente comune che quando il gruppetto di creativi sentenzia: "È come vedere un cane che suona il pianoforte", a proposito di una segretaria che ha tirato fuori un headline brillante, ci impieghi almeno due secondi in più del normale a tremare; quando credi di poterti almeno parzialmente immedesimare in un personaggio (il beatnik che si lancia in una tirata antimperialista contro il direttore creativo senza scrupoli) quel personaggio ti fotte dicendo alla sua ragazza: "Perché non ti rendi utile e non mi prendi un bicchiere d'acqua?".

Qui non ce n'è per nessuno. Non ce n'è per gli uomini, tutti priapici e bugiardi. Non ce n'è per le donne, casalinghe sottomesse e compiacenti. Non ce n'è neanche per quelle che tentano di alzare la testa. Anche se si vede che gli autori tifano per loro. Una addirittura la fanno chiosare con un'alzata di spalle, a proposito di un intervento invasivo su un bodycopy per un rossetto fatto dai colleghi maschi: "You know what they say: The medium is the message", una delle battute più intelligenti e fulminanti mai sentite in un serial televisivo. Non me la venissero a menare gli autori nostrani: Mad Men va in onda sul basic cable. E noi qui che quando ci va bene arriviamo a emulare i bei tempi in cui la fiction voleva dire La cittadella.

Ma non divaghiamo. Torniamo a loro. Ellroy aveva distrutto il mito degli anni d'oro americani, alzando il velo brillantinato per farci vedere il marcio della new frontier; gli autori di Mad Men hanno provveduto a fare lo stesso con quella borghesia medio-alta che del sogno americano doveva essere il testimonial principale. E nel corso delle puntate ci si avvicina ai personaggi con una lentezza magistrale, catturati in un'atmosfera glamour d'antan, fino a che un autore non ti prende la testa e te l'avvicina a forza sui verminai che brulicano sottopelle. Non è un caso che l'ideatore sia quel Matthew Weiner che ha messo mezza America in difficoltà con la loro coscienza nei Sopranos.

E così come nei Sopranos anche qui è difficile detestare i mad man veramente. E non solo perché ogni personaggio fuma almeno due sigarette a scena.

2 commenti:

pbeneforti ha detto...

mo me ne scarico un po' con eMule. :D

Paola ha detto...

Io mi sto tenendo da parte l'ultima puntata della stagione. Tra un po' l'icona di quel file si consuma a forza di guardarla con desiderio.